Ultraviolet


UltravioletÈ probabile che, se state leggendo queste righe e avete visto tutti i film di Kurt Wimmer (compreso questo), a quest’ora vi starete chiedendo “ma come è possibile che il tizio che ha diretto il discreto Equilibrium abbia fatto una puttanata allucinante come Ultraviolet? Cioè, Dario Argento e Woody Allen si sono rincoglioniti solo dopo un sacco di film e verso i sessant’anni! Come può un regista ancora tosto e gagliardo crollare nell’abisso già alla terza opera?”.
Io ho la risposta, ho scoperto tutto.
È andata così:

Kurt Wimmer è l’uomo più potente del mondo ed è ricchissimo, più di Bill Gates, più del sultano del Brunei.
Sua figlia ha sei anni ed è completamente pazza, e un giorno – mentre tentava di ingoiare gli spaghetti usando le orecchie e si stava annoiando – ha chiamato tutti quegli strani amici di papà che fanno il cinema e gli ha detto: “Facciamo che io ero megabellissima e facevo le cose super e avevo le armi infinite, che bevevo il sangue e mi si cambiava il colore dei vestiti e dei capelli. I capelli però mi sbrilluccicavano mentre cambiavano colore e c’erano pure dei vampiri cinesi che avevano l’abilità di spararsi tra di loro. Poi facciamo che il cattivo era il mio istruttore di nuoto, quello che quando entriamo in piscina ci fa mettere a tutti la molletta sul naso come lui, e… basta così. Ah, no, io poi andavo all’ArciMinistero e salvavo il bambino del primo banco che sta a scuola mia, quello che mi piace tanto, che però si surgelava e quindi io lo salvavo con la spada de foco, come quella che dicono in quel film italiano che ho visto l’altra sera, quello con quel signore buffo che fa tutti i personaggi”.
Visto il potere sconfinato di Wimmer, il gruppo di scenografi, direttori della fotografia, fonici ed effettisti che era lì, non ha potuto far altro che assecondare i voleri della pupa sciroccata, ed ecco che è nato Ultraviolet.

Cita, pensaci tu, io faccio i colori

Visto, però, che in quel mentre Wimmer e lo sceneggiatore erano a Las Vegas a gozzovigliare, sommersi di caviale, champagne e mignotte, la situazione è stata presa in mano dal direttore della fotografia e dall’art director, che hanno fatto tutto il cazzo che gli pareva. Con l’80% del budget ci hanno comprato i costumi, gli sfondi di plexiglass, l’attrezzatura per le riprese e l’illuminazione; con il 15% dei soldi si sono potuti permettere di guardare dal vivo, per due mesi interi, Milla Jovovich (perché quelli della troupe magari sono servili, sì, ma mica stronzi!), e hanno lasciato le briciole del budget agli effetti speciali visivi e al truccatore, che ha dovuto (e questo è evidente…) comprare le dentiere da vampiro in tabaccheria – anzi, no, in CARTOLIBRERIA, scegliendo quelle che stavano in vetrina da sempre, col cartone della confezione talmente cotto al sole da essere diventato di carbonio, con ancora il bollino del prezzo in lire e con la vecchia alla cassa che ti fa la conversione in euro con la calcolatrice.
Alla fine, per sfregio, hanno assunto uno scimpanzè e l’hanno nominato regista dopo avergli messo una t-shirt con scritto “Kick me” sulla schiena.

Ultraviolet1SBDSCCCH!

Una volta completato il film, la troupe deve averlo mostrato ai responsabili della Sony. I tipi della distribuzione devono essere rimasti talmente annichiliti dalla merdaggine di Ultraviolet che hanno pensato sì di diffonderlo nelle sale, ma anche di mettere le mani avanti piazzando dei titoli di testa (stampati come fossero copertine di un inesistente fumetto di Ultraviolet) che stanno lì a dire “Abbiamo scherzato. Vedete? Ci siamo ispirati al mondo dei fumetti, AI FUMETTI, e questo significa che qualsiasi stronzata vedrete vi deve andare bene, perché sui comic-book qualsiasi cazzata succeda non crea danno e i personaggi possono fare anche l’impossibile, perché tanto è un fumetto. Fatevelo prendere bene”.
Dicono che la famigerata proiezione in presenza dei distributori sia stata gradita solo dalla scimmia, che ha dimostrato il suo apprezzamento mangiando parte dello schermo.

Il fatto che Ultraviolet sia un mero dispiego di colori, design e Milla Jovovich è certamente – cinematograficamente parlando – avvilente, ma è anche un fatto che potrebbe non dispiacere ai poracci come me, che ho passato tutto il film a godermi ogni particella di pellicola, abbagliato dalla stilizzatissima e coloratissima fotografia. Più che sui normali supporti cinematografici – digitale o pellicola che sia – Ultraviolet sembra un film girato sulla cromatura del cofano di una Porsche. Una cosa abbacinante, roba da far venire un infarto ad un’ape.
Va da sé che ho anche apprezzato ogni millimetro di quella maledetta russa, che ogni volta non riesco a credere ai miei occhi.

Ultraviolet2- Ma che cazzo di metropolitana è mai questa?
- Ti piace? È la nuova linea X, che usano solo i parrucchieri.

Confesso, infine, di trovarmi in seria difficoltà per quanto riguarda l’assegnazione delle stellette.
Ultraviolet non è certamente un delirio inetto colmo di comicità involontaria al punto da poter essere definito “talmente brutto che è ad un passo dal sublime”, ma sicuramente non merita neanche l’infamante marchio delle due stelle, sinonimo di bruttura anonima e noiosa. Allo stesso tempo, però, assegnargli un qualsivoglia voto che possa anche soltanto avvicinarlo alla sufficienza (anche stentata) sarebbe pura follia.
Un guazzabuglio senza senso e spassosissimo, che riempie gli occhi, mortifica la mente e resetta totalmente il piccolo credito accumulato da Kurt Wimmer, che spero abbia davvero una figlia pazza di sei anni.

(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito, nel giugno 2006, e rivisto a novembre 2013)

Di Kurt Wimmer, con Milla Jovovich, Cameron Bright e William Fichtner

Recensioni
Final Thoughts

Un giorno, nel 3071, mentre saremo impegnati a difenderci dai babbuini del futuro, rivedremo film come questi e capiremo il motivo per cui la natura decise di riprendersi il pianeta urlandoci in faccia "ANDATE AFFANCULO DA UN'ALTRA PARTE". Più che un film, è una specie di Resident Evil fatto da Liberace, uno showreel di Milla Jovovich immersa in una follia coreografica. E dire che, in questo caso, il regista neanche è il marito...

Overall Score 1.5

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