Nella terra dei cannibali


NellaTerraDeiCannibaliA fare un film di merda so’ boni tutti. Pure io. Pure tu. Tutti.
Fare un film “talmente brutto che è ad un passo dal sublime”, invece, è un altro paio di maniche e richiede un talento speciale, quasi un guizzo genialoide in grado di suscitare un pizzico di ammirazione nelle anime più sensibili al fascino della merda.
La categoria peggiore, però, credo sia quella dei film talmente brutti da essere irritanti, da lasciarti addirittura indignato, incredulo, avvilito e vagamente disgustato, al punto da farti nascere del malanimo nei confronti del regista inteso come essere umano, quasi fosse una questione personale tra te e l’autore (termine da usare ovviamente incorniciato da milioni di virgolette).
Finché tu, regista inetto, ti dimostri soltanto un incapace non c’è problema: il tuo film può annoiarmi o al limite farmi ridere, magari ti sbertuccio un po’ sulla MMG e tutto finisce lì, senza rancore (almeno da parte mia), anzi: se riesci a fare veramente schifo è probabile che finirò con l’esserti genuinamente grato per avermi fatto passare un’ora e mezza in allegria. Il momento in cui mi incazzo ed inizio a reputarti un autentico buffone da quattro soldi, invece, è quando inizio a sentire puzza di stronzo, di malafede, di furbata, e questo è valido per i film come per tutto quello che ha a che fare con la vita reale, di tutti i giorni.

Gli schifi

Riassumendo, quindi, possiamo dividere la robaccia in celluloide in
SCHIFO DI CLASSE A, dove c’è l’inconsapevolezza declinata in diverse gradazioni, la follia e – a volte – la pretenziosità di chi è convintissimo di quello che fa ed è sicuro di essere qualcosa che non sia soltanto un cazzone incapace.
Lo schifo di classe A provoca incredulità e fa ride tantissimo.
SCHIFO DI CLASSE B, dove c’è soltanto un impiegatuccio della macchina da presa svogliato, privo di talento e di estro (sia in positivo che in negativo, ovviamente), che lavora alla realizzazione di un film come se stesse sbrigando una pratica.
Lo schifo di classe B provoca du’ palle e non fa ride.
SCHIFO DI CLASSE C, dove c’è un coglione qualsiasi che, invece di finire in miniera a respirare coke, si è ritrovato a fare il regista per una serie incredibile di coincidenze fortunate, incapace al pari dell’autore di schifo di classe A ma dotato anche di tutte le caratteristiche dello squallidone inutile della classe B.
Lo schifo di classe C provoca sgomento e fa ride amaro.

Da ciò si deduce che la Morelli’s Movie Guide è schifo di classe C applicato ad internet.

NellaTerraDeiCannibali01La cosa più incredibile è che la colonna sonora di questa scena non è Yakety Sax

Uno dei maggiori esponenti dello schifo di classe C al cinema è Bruno Mattei.
Da sempre all’opera su pellicole che vanno ben oltre il limite che separa l’ispirazione o la scopiazzatura dal vero e proprio plagio passibile di denuncia, e conosciuto anche (e soprattutto) con lo pseudonimo di Vincent Dawn, Mattei ha costruito una carriera quasi quarantennale su una sessantina di porcherie inaudite a cui andrebbe stretto anche il peggiore degli aggettivi dispregiativi.
L’unico merito che Mattei forse ha avuto è stato il risanamento dell’economia delle Filippine, nazione in cui ha girato un miliardo di film sfidando il caldo e zanzare talmente grosse che, quando ti si avvicinano all’orecchio, invece di limitarsi a ronzare fastidiosamente ti sussurrano “I’m gonna make you my bitch!”.

Arieccolo

Negli ultimi anni, zitto zitto, Mattei aveva iniziato a dirigere film direct-to-tazza-del-cesso di genere vario, dall’horror al soft-core, spesso girati in digitale e tutti finiti a popolare i cestoni dei supermercati di tutta Italia, una specie di seconda giovinezza durata fino a quando il karma ha dimostrato di essere un formidabile figlio di mignotta.
Dopo aver trovato tre degli ultimi film di Mattei in un cestone di Mediaworld, a 2,50 euri cad., con Tiziano decidiamo che è giunta l’ora di una giornata all-Mattei (yu-huuu!).
Del trio fanno parte due cannibal movie: Mondo cannibale e questo Nella terra dei cannibali, coppia di pellicole che il “regista” ha girato back-to-back.
Se Mondo cannibale è una copia quasi scena per scena di Cannibal Holocaust (ma Deodato lo sa? Ha fatto pippa o s’è incazzato? Sapete qualcosa? No, perché qui siamo proprio a livelli da denuncia, una cosa priva di vergogna), l’apoteosi della mancanza di dignità arriva con Nella terra dei cannibali.
Scopriamo perché.

Hei ma… naaaaaaahhh…

Per i primi dieci minuti, il film è un plagio di Aliens in cui vengono replicate le scene del risveglio dei marines dal sonno criogenico e la discesa su LV-426.
Non manca nulla: dalla richiesta di comfort vari da parte di Bill Paxton alla sana dormita di Michael Biehn in piena turbolenza, tutto viene copiato per filo e per segno, compreso il personaggio di una donna-soldato ispanica chiamata “Vasquez”, esattamente come la Jenette Goldstein del film di James Cameron (per i minuti che impiegherete nella lettura di queste righe forse è bene che dimentichiate il concetto di “vergogna”).
Una volta atterrati gli elicotteri nella giungla, però, Nella terra dei cannibali diventa di colpo una copia sfacciata di Predator (il famoso film in cui c’è quella brutta ragazza di un altro pianeta che prende un sacco di schiaffi da alien).
Attenzione, però: con “copia sfacciata” non intendo uno di quei classici cloni che si “ispirano” al filmone del momento e che affollano gli scaffali più bui dei videonoleggi, no. Con “copia sfacciata” intendo proprio un adattamento che ricalca spudoratamente il prototipo, spesso fin nei minimi dettagli, arrivando addirittura a proporre alcune battute copiate alla lettera (come ad esempio – ve lo giuro – “Stai sanguinando”, “Non ho tempo di sanguinare”; hei, chi vuoi che se ne accorga!).

NellaTerraDeiCannibali02Da quelle parti hanno delle scuole di mosh pit severissime

Dai, smettila di farmi il verso. Dai, smettila di farmi il verso.
E daiiiii! E daiiiii!

In Predator c’è una scena in cui l’indio cammina davanti a tutti e taglia col machete una liana per bere qualche goccia d’acqua.
In Nella terra dei cannibali l’indio del gruppo cammina davanti a tutti e taglia col machete una liana per bere qualche goccia d’acqua.
In Predator il gruppo di militari scopre alcuni cadaveri scuoiati e appesi a testa in giù.
In Nella terra dei cannibali il gruppo di militari scopre alcuni cadaveri scuoiati e appesi a testa in giù.
In Predator un soldato poggia la punta di un coltello sulla schiena di un commilitone (che reagisce in maniera aggressiva) per rimuovere un pericoloso scorpione.
In Nella terra dei cannibali un soldato poggia la punta di un coltello sulla schiena di un commilitone (che reagisce in maniera aggressiva) per rimuovere un pericoloso scorpione.
In Predator un soldato tappa la bocca ad un altro e gli indica silenziosamente, col dito (anche se è maleducazione), qualcosa che si muove nella giungla.
In Nella terra dei cannibali un soldato tappa la bocca ad un altro e gli indica silenziosamente, col dito (anche se è maleducazione), qualcosa che si muove nella giungla.
In Predator un soldato accoltella a morte un misterioso assalitore credendolo l’alieno e poi scopre che era soltanto un cinghiale gigantesco.
In Nella terra dei cannibali un soldato accoltella a morte un misterioso assalitore credendolo un cannibale e poi scopre che era soltanto un maiale (e qui c’è da ride, perché se in Predator la bestia uccisa era un cinghialone mostruoso, che poteva tranquillamente essere scambiato per il cacciatore di un altro pianeta, in Nella terra dei cannibali, invece, quello che viene inquadrato è un simpatico e microscopico porceddu da otto chili e lascia).
Insomma, credo di aver reso l’idea: Nella terra dei cannibali è Predator rifatto tale e quale, rifatto malissimo e rifatto con gli spicci che ciai in tasca tu in questo momento, con l’aggiunta di dieci minuti di Aliens e i cannibali al posto del predatore spaziale.
Aspettate, però, perché non è finita, il meglio deve ancora arrivare.

The Abyss

Questo squallidissimo plagio sarebbe già sufficiente a sommergere di gavettoni di piscio Mattei, il produttore e tutti i poracci che hanno preso parte a questa pagliacciata imbarazzante, ma – come già detto – c’è di più, qualcosa che fa sprofondare il film in un abisso di trishtezza talmente profondo da essere paradigmatico; in quasi quarant’anni di film di merda, infatti, una cosa del genere non l’avevo ancora mai vista: Mattei (e dico solo “Mattei” perché di solito si attribuisce al regista la responsabilità del prodotto finito) non si è limitato a copiare senza vergogna Predator, ma è arrivato ad inserire nel montaggio del suo film una decina di inquadrature della pellicola di John McTiernan.
Lo riformulo “for dummies” in modo che nessuno possa fraintendere: in Nella terra dei cannibali (diretto da Bruno Mattei e di proprietà della Casa di produzione La perla nera) sono state inserite 9 o 10 inquadrature del film Predator (diretto da John McTiernan e di proprietà della 20th Century Fox) e montate in maniera da farle sembrare parte della pellicola di Mattei, ma no che “l’ha rifatta uguale”, no, ha proprio preso i pezzi dell’altro film e l’ha schiaffati nel suo senza citarlo in alcun modo, neanche nei titoli di coda!

No, dico, ma VI RENDETE CONTO?

2013-11-14 12.13.31 amUn’inquadratura di Predator. Come l’interfaccia dell’applicazione VLC dimostra, però, il film non è Predator

2013-11-14 12.17.54 amAltra inquadratura di Predator inserita nel montaggio di questa merda. Da notare la fotografia completamente diversa dell’immagine (uno è girato in video, l’altro in pellicola) e la leggera deformazione dovuta al differente aspect-ratio dei due film

2013-11-14 12.16.29 amAncora Predator in un film che non è Predator

Ora, il fatto è questo: nonostante una ricerca piuttosto approfondita non sono riuscito a trovare nulla che possa stabilire con assoluta certezza l’illegalità di tale operazione (anche se mi ci gioco i coglioni che è una ladrata da pulciari e che, comunque, gli avvocati della Fox sarebbero contenti di dire due parole a ‘sti accattoni). Fatto sta che, legale o meno, un espediente del genere non so come altro potrebbe essere definito se non “miserabile” e mi chiedo, quando si arriva ad un punto così basso (“Aho, pe’ ‘sta scena me servono l’elicotteri”, “Eh, sì, beato a te…”, “E allora come famo?”, “Ma piamoli da Predator aho, ‘sti cazzi. Lo famo fa’ a mi’ nipote. Bello de zio, appiccia il compius che te faccio fa’ er montatore”) se ha ancora un senso parlare di “cinema”.
Per carità, lungi da me l’intenzione di fare discorsi tipo l’arte, i sogni, la vita, la magica finestra sull’inconscio, la rappresentazione de ‘sto gran cazzo e bla bla bla, ma credo che – anche quando preso nella sua accezione più biecamente, tristemente e squallidamente commerciale – il termine “cinema” sia utilizzabile in maniera molto ampia, sì, ma comunque con dei limiti.
Dopo aver visto una cosa simile, che significato potrebbe avere l’entrare nel merito del film in oggetto per una disamina dettagliata (anche se cazzara in stile MMG)?

Nella terra dei cannibali è la risposta da dare a chi si stesse ancora chiedendo per quale motivo il cosiddetto e in parte glorioso “cinema di genere” italiano è morto anni fa, mentre nel resto del mondo è vivo come non mai: un certo modo di fare cinema è defunto anche e soprattutto perché, per buona parte, è stato, è tuttora e (temo) sarà sempre tenuto in piedi da patetici cialtroni come questi.

Il bello, poi, è che per tutta la vita alla domanda “Che lavoro fai?” Mattei ha potuto rispondere “Faccio il regista”.

(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito, nel marzo 2007, e rivisto a novembre 2013) 

Di Bruno Mattei, con Claudio Morales, Cindy Matic e Lou Randall

Recensioni
Final Thoughts

...e quando perfino essere definito "film di merda" diventa un complimento, perché implica che un simile schifo senza dignità sia comunque un film, vuol dire che hai veramente toccato il fondo. 'Sta pagliacciata del cazzo è disponibile per intero su YouTube. Se a qualcuno venisse in mente di scaricarla, schiaffarla su venti DVD per poi andarli a vendere alle bancarelle, alla richiesta di spiegazioni potrebbe sempre chiamare i legali della 20th Century Fox.

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