I migliori infarti della nostra vita


Dopo aver letto un articolo sul sempre ottimo Badass Digest riguardante i migliori BU! cinematografici vissuti da Brian Collins, ho deciso di compilare anch’io una lista con lo stesso criterio sia perché i due elenchi comprendono un solo film in comune, sia perché sarei molto curioso di leggere cos’hanno da dire a riguardo i lettori della MMG.

Ritengo, da sempre, che i BU! siano un espediente miserabile, certificato automatico di cialtrone al comando. Come scrive anche Collins, nel 90% dei casi il BU! non è altro che uno stimolo sonoro che provoca una reazione inevitabile: un qualsiasi rumore con il volume settato up to 11 messo ad accompagnare una qualsiasi azione improvvisa, con l’aiuto del montaggio, non può non ottenere uno spavento come risposta, ma si tratta, appunto, di una reazione fisica, la stessa che proveremmo anche in contesti affatto spaventosi in presenza di un rumore forte ed improvviso.
Con i BU! paliazzi, quindi, si spaventa il pubblico, certo, ma si diventa di default imperatori ad vitam del regno del “e grazie al cazzo”.
Imperatore in carica, fin dal lontano 2003, è Jonathan Liebesman con il suo lurido Al calare delle tenebre (e vi invito a vedere, dello stesso regista, l’inqualificabile Battle: Los Angeles, uno dei film più schifosi che abbia visto negli ultimi anni e di cui non ricordo il titolo italiano, ma che il padreterno mi fulmini se dovessi perdere altri 5 secondi su Google per stare dietro a quel buffone).

Esiste, però, un 10% di casi in cui un BU! costruito ad arte ti BUa di brutto facendoti riempire le mutande e – allo stesso tempo – facendoti fare gli applausi al regista, perché è riuscito a BUarti in maniera leale, ti ha fregato in pieno seguendo le regole, con bravura, usando soprattutto il montaggio e facendosi beffe delle tue aspettative.

Questa personalissima lista, quindi, elenca il meglio di quel 10% di BU! che mi ha permesso di avere undici memorabili infarti in quasi 40 anni di vita.
Prima di procedere, vi invito nuovamente ad usare lo spazio per i commenti (in fondo alla pagina) per raccontare con cosa siete morti.

In ordine rigorosamente alfabetico e con – ovviamente – SPOILER:

Alien

Alien

Probabilmente la prima piccola morte di tutta la mia vita: la scena è quella in cui Kane (John Hurt) si isola dal gruppo, trova la stanza delle uova nell’astronave e – immerso nei raggi laser dei Pink Floyd – viene assalito dal facehugger. Come dicevo poche righe fa, tutta l’efficacia della scena è basata sul montaggio e sul giocare con le aspettative del pubblico: il mostro, infatti, salta fuori dall’uovo all’improvviso nel primo istante del segmento di un’inquadratura che ti induce a credere che sia soltanto l’ennesimo controcampo che mostra ciò che sta guardando Kane. Detta in soldoni: Ridley Scott e Terry Rawlings ti hanno ownato, stacce. Il sonoro ha un ruolo marginale (tanto per ribadire che chi si affida soltanto agli SBRAAAAAA sparati a un miliardo di decibel è solo un poraccio), tanto che la scena mi ha rotto il culo di brutto nonostante stessi vedendo il film in televisione (all’epoca del primo passaggio TV in Italia; ahahah, bei tempi, era un periodo in cui in prima serata trasmettevano qualsiasi atrocità, mamma e papà mi lasciano solo a casa co nonna e lei piazza Alien, ahahaha, mortacci sua) ed ha continuato a farlo per almeno altre cinque o sei volte: sapevo perfettamente cosa sarebbe successo e in quale momento, ma per dio co ‘sta scena ci ho smaltito per ANNI.

La cosa

Cosa

Un grande classico della Storia delle mutande farcite: la scena del test del sangue ne La cosa. John Carpenter, un maestro del buon BU! (con biancheria intima finita in lavatrice anche grazie al doppio incubo visto in Prince of Darkness), qui usa tutti i mezzi a disposizione del bravo BUista: montaggio, sonoro e strapazzamento delle aspettative del pubblico. In questo caso lo spavento micidiale arriva dopo alcuni minuti di tensione alle stelle, in un momento in cui un dialogo tra MacReady (Kurt Russell) e Garry (Donald Moffat) spezza il silenzio (oltretutto con una battuta che ti spinge a credere che tutto si risolverà in qualche modo col test del sangue dello stesso Garry, che MacReady vuole tenere per ultimo) e allenta la tensione, ovvero l’istante perfetto per prenderti con la guardia abbassata e farti schizzare sul soffitto, stavolta con l’aiuto di uno “WAAAAA!”, che è il tipico rumore che fa un campione di sangue infetto da un virus alieno quando viene toccato da un fil di ferro rovente.

L’esorcista III

EsorcistaIII

 

“Eh? L’esorcista TRE?!?” Sì, L’esorcista tre. “Ma…” No, “ma” niente. Oltre ad essere un film sottovalutato che meriterebbe di essere riscoperto, la pellicola diretta da William Peter Blatty (l’unica che accomuna questo elenco a quello di Badass Digest) ha una scena che – pur avendola vista una sola volta, su una VHS presa a noleggio più di vent’anni fa (!) – ancora ricordo come se fosse ieri, una sequenza che si svolge in un ospedale, di notte: tu vedi quell’infermiera solitaria e sai che è più condannata di un poliziotto all’ultimo giorno di servizio prima della pensione, sai che le succederà qualcosa, ma i minuti scorrono, non accade nulla e la tensione sale. Prima un rumorino di qua, poi un rumorino di là. Ma ancora nulla. Poi un finto BU!, col solito buontempone che sbuca da dietro un divano. Altri rumorini, altri minuti che trascorrono. Alla fine, dopo essere uscita da una stanza che ha appena controllato, dietro l’infermiera sbuca una suora col volto nascosto ed un paio di FORBICI GIGANTESCHE in mano, figura che – già di per sé – ho sempre trovato estremamente inquietante e che, inserita in questa scena, ha contribuito a farmi cacare addosso tutto il cacabile.

Mulholland Drive

MulhollandDrive

 

Il maledetto barbone dietro l’angolo. Quello che è uno dei miei dieci film preferiti di tutti i tempi non è certamente un “horror” in senso stretto (ed è proprio per questo che il BU! funziona alla grande), ma escludere questa scena sarebbe stato un oltraggio al Dio delle Mutande Farcite, perché quel maledetto barbone dietro l’angolo mi frega sempre. SEMPRE, ogni singola volta. Tendo a dimenticarmene: Dan esce dal caffè, si incammina sul retro, sta per svoltare l’angolo e il mio stupido cervello del cazzo è tutto un “ah, l’angolo, aspè, che succedeva dietro l’ang-AH! CAZZO L’ANGOLO! CAZZO CHE SUCCEDEVA? CHE SUCCEDEVA? CAZZOCAZZOCAZCAZCAZCAZ AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHH!!!” E faccio ciao ad altri sette/otto anni di vita, reagendo esattamente come fa il poro Dan nel film, che si accascia a terra schiantato dallo spavento co l’occhi de fori e la bocca spalancata che cerca disperatamente aria come un pesce tirato fuori dall’acqua. Barbone maledetto, da oggi mi ricorderò di te con almeno 10 secondi di anticipo.

The Others

Others

 

Ora, devo confessare che non ricordo benissimo la scena in questione. Se non erro, la sequenza è posta verso la fine del film, durante una seduta spiritica con la misteriosa vecchia dagli occhi bianchi e con i figli di Nicole Kidman che vanno a nascondersi nell’armadio, mentre si sentono chiamare ripetutamente (“bambiiiiniiii…”) per poi essere scoperti all’improvviso dall’anziana, che spalanca le porte del mobile. Quello che ricordo perfettamente, però, è il salto sarasimeonico che ho fatto sulla poltrona del cinema e l’urlo agghiacciante che ha cacciato una ragazza (ma proprio un grido da omicidio a coltellate in corso eh, roba che manco Daria Nicolodi) che era tra il pubblico, una povera crista che mentre gli amici ridevano l’ho sentita farfugliare “dkfslòdCAZZOfksjfhskMORTACCIkldssajdCAZZOfkjsfhkjsMORTACCI” per almeno due minuti.

Paranormal Activity 2

ParanormalActivity2

 

Dite quello che vi pare su Paranormal Activity 2, ma lasciatemi stare la scena della cucina che “esplode”, uno dei migliori BU! degli ultimi dieci anni. Il film (e la memoria del primo capitolo) ti addestra per bene: di notte succedono le paure, di giorno succedono i ma come/ma cosa/ma che strano. Quindi, come un cane di Pavlov, appena vedi il buio entri automaticamente in tensione (oppure no, boh, non so, fate come vi pare, non è questo il punto) e quando sorge il sole stai tranquillo. Ed è proprio così che il film ti frega: mentre guardi una lunga inquadratura diurna ripresa da una delle telecamere a circuito chiuso poste in cucina, con la protagonista che sfoglia un giornale e tu ti aspetti – al massimo – che una pentola inizi ad oscillare un po’, ecco che in una frazione di secondo l’intera cucina si spalanca con un boato. Un BU! della madonna, fatto a regola d’arte, in cui il sonoro c’entra poco e niente: ho visto il film a casa, sdraiato sul pavimento, con l’audio del televisore settato ad un volume da convivenza civile con i vicini, eppure sono letteralmente saltato in aria, nel senso che mi sono completamente staccato da terra. Se l’avessi visto al cinema, con il sonoro emesso da un impianto da sala, non ne sarei uscito vivo.

The Ring

Ring

 

Quello che mi è più rimasto impresso dell’ottimo remake di Gore Verbinski è senza dubbio il cavallo che si lancia dalla nave, e che da allora galoppa felice nei miei incubi, ma anche in quanto a BU! The Ring non scherza manco per niente: la scena è quella – verso l’inizio – in cui la madre di una delle vittime della VHS maledetta racconta del ritrovamento della figlia morta, cadavere che ci viene mostrato, all’improvviso, con il volto deformato dal terrore. Quando l’ho visto al cinema, in quel momento ricordo di aver percepito con la schiena il movimento dell’intera fila di sedie, spostata dall’atterraggio di una trentina di culi saltati all’unisono.

Seven

Seven

 

Il morto di accidia che non è morto. La SWAT fa irruzione nella stanza, Brad Pitt e Morgan Freeman parlano tra di loro, un agente esamina il corpo (che oltretutto tu credi sia un pupazzo) e mentre la tua attenzione è diretta a quello che stanno dicendo i detective Somerset e Mills, ecco che, con un semplice colpo di tosse, quello che pensavi fosse un cadavere pupazzo ti estrae l’anima strappandotela direttamente dal petto. Anche qui, se il BU! è riuscito abbestia è tutto merito di un’esecuzione perfetta, di tempi calibrati ad arte. Tra scheletri viventi in preda agli spasmi, strap-on con le sciabole, ciccioni con lo stomaco esploso e teste nelle scatole, sono uscito da quel cinema che sembravo reduce da un turno in miniera di trenta ore. Quella sera, almeno 150 persone hanno iniziato a fumare per la prima volta in vita loro, ed erano tutte in quella sala.

Signs

Signs

 

Sembra incredibile, ma c’era un tempo in cui M. Night Shyamalan sapeva fare i film, ci stava dentro di brutto e sapeva mettere in piedi dei BU! da antologia. Questo è il primo, si trova in Signs ed è nella scena in cui vediamo la ripresa amatoriale di una festa di compleanno in cui è stato avvistato un alieno, trasmessa da un notiziario in tv (quindi non solo M. Night si è sobbarcato l’onere di costruire un bel BU!, ma ha dovuto architettare un BU! “indiretto”, perché ti ripeto che quell’indiano ci stava dentro di brutto). Usando una tecnica da pseudo-found footage e calibrando i tempi alla perfezione, è venuto fuori un capolavoro di BU! che non è dovuto ricorrere nemmeno al movimento improvviso e veloce del soggetto inquadrato (anzi, l’alieno esce da dietro la siepe lentamente e poi ci viene subito mostrata la faccia :O di Joaquin Phoenix) ma facendo leva interamente sui tempi. Stupido indiano, dove sei finito?

Sinister

Sinister

 

Questo è un ORRO che, almeno qui in Italia, non si è cacato nessuno, ma proprio zero, e questa cosa io non la trovo per niente giusta. Sinister è un film che – fin dal fotogramma n° 1 – ho trovato genuinamente inquietante, con una direzione della fotografia e una colonna sonora da applausi e diverse idee davvero niente male, un ORRO a cui dovreste dare una cianza, anche fosse soltanto per avere la possibilità di tornare qui a farmi le puzze in faccia a me e a Sinister. Il BU! che mi ha BUato alla grande si trova nella scena del tagliaerba, che nel film è un Super8 girato dalla mano che in quella stessa occasione ha sterminato una famiglia. Stavolta, la buona riuscita del BU! è riposta nella messa in scena (che dà al tutto un’aria davvero malsana) e – anche qui – nei tempi dell’inquadratura (una soltanto, senza alcuno stacco di montaggio), costantemente fissa verso il basso, sul tagliaerba guidato in avanti in linea retta: mentre tu ti aspetti che succeda qualcosa una volta sollevata la macchina da presa per mostrare il punto o i bersagli verso cui è diretta la falciatrice, ecco che – senza mai alzare l’inquadratura – all’improvviso appare un corpo che finisce sotto le lame e il montaggio passa immediatamente alla reazione sconvolta di Ethan Hawke. In pratica, lo stesso identico sistema usato in Signs e con la stessa efficacia.

The Sixth Sense

SixthSense

 

Il fantasma sotto la tenda. Probabilmente, al giorno d’oggi, pur di trovare in casa propria Mischa Barton che vomita sotto una tenda la gente sarebbe disposta a mettersi in fila e a pagare in lingotti d’oro. Nel 1999, invece, era tutta un’altra storia, era un’epoca in cui una visione del genere ha provocato lo sbiancamento istantaneo di non lo so neanch’io quanti miliardi di capelli, e tutto questo perché un indiano, invece di starsene a casa sua a girare i film con Benny Lava, aveva imparato a fare i BU! e nel suo più grande successo ne ha piazzato uno da infarto multiplo preceduto da un mini-BU! che serviva soltanto come diversivo per rendere super BUoso il vero BU!
Ve lo dicevo, cazzarola, che M. Night ci stava dentro di brutto!

Daie, su, ditemi i vostri.

 

 

Home Cose

comments powered by Disqus