Mamma Mia! (id.)


MIA_RGB-1-Sheet_21P(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito e rivisto a settembre 2013)

 Due ore di donne che si mettono in cerchio e saltano e urlano dalla felicità coi pugnetti stretti sotto il mento.

Ripeto: due ore di donne che si mettono in cerchio e saltano e urlano dalla felicità coi pugnetti stretti sotto il mento.
Ma si può? Cosa c’è di peggio? Prendi questo: due ore di donne ANZIANE che si mettono in cerchio e saltano e urlano dalla felicità coi pugnetti stretti sotto il mento, ecco cosa c’è di peggio, e questa cosa si chiama “Mamma mia!”.
Un film, questo, che trasforma il mondo in un’enorme vasca da bagno piena d’acqua mentre tu non trovi un phon acceso da buttarci dentro.
‘Mamma mia!’ è robaccia utilizzabile soltanto come palliativo in assenza di una vera vetrina di scarpe, è il secchio di gelato che non fa ingrassare con cui dimenticare i tuoi drammi quotidiani (tipo le doppie punte), è l’aborto-cinematografico-con-scena-di-matrimonio a cui trascinare il tuo fidanzato che poi troverai tenerissimo quando farà l’arrabbiato (senza mai sospettare che lui vorrebbe strapparti la faccia sul serio). È anche un test perfetto per voi maschi: proponete ‘Mamma mia!’ alla vostra ragazza e, se vi rutta in faccia, mettetevi immediatamente un guinzaglio al collo, datele la catena e sposatela all’istante.
“Hei, basta stereotipi!”
Ah, già, scusate. Donna che trova la felicità sposandosi e urlando con le amiche invece è un gavettone di emancipazione, progresso e arguto scandagliamento dell’animo femminile.
“Ma uffa, questo è un film tratto da un musical!”
Anche ‘Chicago’ lo è.
Anche ‘Evita’.
Anche ‘The Rocky Horror Picture Show’, per dio!
Con la differenza che questi tre film hanno scelto di raccontare una storia articolata sostituendo i dialoghi con canzoni, mentre un’anima pia cercava, allo stesso tempo, di renderli, appunto, “film”.
‘Mamma mia!’, invece, non è altro che il DVD allegato alla Christmas Edition di ‘ABBA Gold’ e la sua trama è il risultato di un ascolto particolarmente fortunato del CD in modalità random o, se preferite, “mescoliamo l’ordine delle canzoni finché dai testi non riusciamo a tirarne fuori una storia un po’ a cazzo di cane”.
È un po’ come se io fossi una material girl che dopo averti incontrato si sente like a virgin, quasi tu fossi la mia lucky star, e ora che da lui aspetto un figlio per favore papa don’t preach, anche perché da quando non mi chiama più l’amore che provo è finito over the borderline; pronto? Ah, sei tu! Spiegati o sparisci, ti do soltanto 4 minutes! Ok, mi hai convinto, partiamo per una bella holiday.
Ecco, dai, facciamoci un film.

Dio, perché?

Film (e musical) che, oltre ad essere stato apparentemente partorito dal riordino di una tracklist, è oppresso da una pesantissima aria da festa in cui TUTTI si devono divertire PER FORZA, che diventa irrespirabile grazie alle smorfiette e agli urletti da quindicenne fatti da un trio di vecchie navi-scuola che cercano di sembrare giovani e giovanili ad ogni costo finendo col sembrare soltanto ciò che in realtà sono: patetiche.
Una profusione di obbligatoria felicità esplosiva tale da farti parteggiare per l’orchestra che sposta in avanti le lancette del capodanno di Fantozzi; un colossale clistere di gioia di vivere al cui confronto Benigni sembrerà un depresso cronico, che nasconde un cappio sotto la cravatta mentre ascolta Masini.

Tra le attrici, se Meryl Streep conserva a sprazzi un grammo di dignità di fondo e Christine Baranski viene in piccolissima parte salvata dalle caratteristiche del personaggio che interpreta (che è esplicitamente quello di una tardona che non fa troppo finta di essere altro), Julie Walters rende la sua Rosie il più raggelante esempio di donna che crede che comportarsi da giovane a sessant’anni, anche se momentaneamente, sia “ironico” e non “ridicolo” (noooooo! Troppo forte! Balla col costume di pelle attillato! XD XD XD XD Che matta!!!!!!!!!!!!!1111111111111111).

Dotto’, va bene azzurro così? No, di più! Così? No, di più, A Z Z U R R O !

Il tutto viene presentato in una cornice da caleidoscopio impazzito.
La direzione della fotografia è il frutto di uno scontro frontale fra i due tir che si occupavano del trasloco di Liberace e Gary Glitter, con una stilizzazione di luci e colori talmente estrema che per abituare mente e occhi sarà necessario qualche minuto di acclimatazione (e poi dicono di ‘Speed Racer’…); la scenografia, oltre al proporre un’ambientazione che si limita ad un insieme di cartoline greche (di quelle fotoscioppate male, col mare ciano-100), usa un irritante diorama di casette carinissime la cui deliziosissima rusticità è così autentica che crederai che a scolpire ogni singolo graffio del legno ci si siano messi soltanto cinquanta aiuto-scenografi anziché cinquecento.
I costumi, poi, partono con l’esprimere l’animo fricchettone della protagonista attraverso una salopette, per arrivare alle anonime lenzuola a tinta unita che avvolgono le isolane, passando per quella povera crista di Amanda Seyfried che sembra vestita da sposina figlia di una figlia dei fiori pure quando sta in costume.

L’addizione fotografia + scenografia + costumi + coreografia dà come risultato un effetto vicinissimo a quello che produrrebbe un qualsiasi spot di detersivo raffigurante un gruppo di donne raggianti perché, finalmente, sono riuscite a cancellare quella sconveniente sgommata dalle mutande del marito.

L’unico elemento che riesce a fare breccia in questo altrimenti impenetrabile muro d’orrore è l’eterna orecchiabilità dei brani degli ABBA, particolare il cui merito deve essere quindi attribuito ad Agnetha, Björn, Benny e Anni-Frid, e di certo non agli autori di questo panino di aids chiamato ‘Mamma mia!’.

Che gioia! Che felicità! Che allegria! Che cazzo!
Dai, lasciatevi contagiare ma attenti a non ridere troppo, o non riuscirete a tenere la pistola ferma sulla tempia.

Diretto da Phyllida Lloyd, con Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth e Amanda Seyfried

Terror
Final Thoughts

Due ore di donne che si mettono in cerchio e saltano e urlano dalla felicità coi pugnetti stretti sotto il mento. Ripeto: due ore di donne che si mettono in cerchio e saltano e urlano dalla felicità coi pugnetti stretti sotto il mento. Ma si può? Cosa c'è di peggio? Prendi questo: due ore di donne ANZIANE che si mettono in cerchio e saltano e urlano dalla felicità coi pugnetti stretti sotto il mento, ecco cosa c'è di peggio, e questa cosa si chiama "Mamma mia!".

Overall Score 2 Donne, LOL

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