Lo specialista (The Specialist)


LoSpecialista(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito e rivisto a settembre 2013)

‘Lo specialista’ è un caso di ultra-cacata piuttosto anomalo.
Se da una parte, infatti, tutti sono pronti ad ammettere che questo sia un film brutto, mal realizzato ed anonimo, dall’altra, invece, non troverete questo film in nessuna delle più celebri raccolte letterarie del megaschifo su celluloide, nessuno lo cita quando si tratta di elencare i capisaldi della merda e nessuno degli amanti delle robacce sopraffine sembra – più in generale – averne un ricordo nitido.
Tutto ciò, per quanto mi riguarda, è un vero oltraggio: non solo reputo ‘Lo specialista’ un film di una bruttezza abbacinante, o “talmente brutto che è ad un passo dal sublime”, ma lo ritengo anche pregno di pietre miliari dell’orrido che meritano di essere celebrate e scolpite nella memoria collettiva.
Al di là di ciò, come sia possibile, per questo film, un rating di addirittura 4.7/10 (ad aprile 2007) sull’Internet Movie Database è una cosa che va al di là della mia comprensione.

COSE CHE SCOPPIANO DIETRO

Scopriamo, prima di tutto, il contesto: era il 1994, l’anno che – per certi versi – definì il cinema d’azione degli anni ’90 grazie a ‘Speed’ e ‘True Lies’, rendendolo il genere più remunerativo di quel periodo, quando ancora era impensabile spendere cifre che – al giorno d’oggi – riescono appena a coprire il budget di un film di calibro medio-alto. I tempi erano maturi per una transizione definitiva, che ha portato l’action dalla giungla degli anni ’80 – popolata di reduci, Stalloni, Norrisi, guerriglieri filippini e supermachi in generale – al territorio urbano, sonorizzato dal quasi-neonato (almeno nella sua forma più diffusa) e scintillante audio multicanale digitale.
Era un’epoca, quella del 1994, in cui era impossibile andare al cinema senza imbattersi nelle sise al vento di Sharon Stone, da 2 anni popolarissima per via di ‘Basic Instinct’, che è approdata a ‘Lo specialista’ proprio nel momento in cui un sacco di gente le ha messo in testa di essere un’attrice.
Soprattutto, erano anni in cui il nome “Sylvester Stallone” ancora non provocava una strana sensazione a metà tra la solidarietà caritatevole e il compatimento.
Il segno più netto che stava ad indicare il giusto allineamento astrale, quello che avrebbe fatto annoverare ‘Lo specialista’ come una perla dei miei personalissimi archivi di campioni della merda, però, lo si ebbe proprio in Italia, Paese in cui il film di Luis Llosa uscì in sala nello stesso giorno dell’esordio di ‘Pulp Fiction’.
È un po’ la solita storia dello Yin e dello Yang, della luce e dell’ombra, di Luke e Darth Vader, della medaglia e del suo rovescio, del cazzo e della fregna. Una condizione che ho vissuto in pieno, personalmente, proprio quel giorno, che mi ha visto entrare in un cinema, vedere ‘Pulp Fiction’, uscire, andare in un’altra sala e vedere ‘Lo specialista’.

Che lavoro fai? Io faccio i scoppi

Lo “specialista” titolare è Sylvester Stallone, un esperto di esplosivi prima al soldo della CIA e poi cane sciolto, uno che fa saltare in aria le cose, come Michael Bay.
Dopo un brutto episodio (IL TRAUMA), il nostro si ritrova in quel di Miami a dover eliminare un gruppo di malavitosi, assoldato da un’affascinante quanto misteriosa donna (anche lei col trauma).
Nell’insieme, il film di Luis Llosa è un moscissimo action-movie realizzato con una cura al minimo sindacale, un film che fallisce miseramente anche nel suo obiettivo basilare primario, che è quello di far vedere qualche esplosione spettacolare, qui sostituita da un insignificante, asfittico grappolo di scorreggine in fiamme che James Cameron potrebbe tranquillamente mettere in piedi con il barbecue di casa, in giardino.
Quello che rende grande ‘Lo specialista’ è invece un gruppo di scene che vale la pena elencare e descrivere una per una.

L’ultimo immortale

OUFFFFF...

OUFFFFF…

Paradossalmente, la cartuccia migliore viene sparata all’inizio del film grazie ad un flashback: nella scena vediamo un gruppo di brutti ceffi uccidere una coppia in camera da letto, mentre la figlioletta (che in seguito crescerà diventando il personaggio di Sharon Stone) assiste muta, terrorizzata ed impotente dall’interno di un armadio. Tra i malavitosi che compiono il delitto c’è anche Eric Roberts.
Il fatto è questo: nel mondo reale, Sharon Stone – nel 1994 – aveva 36 anni.
Con una montagna di benevolenza, al personaggio della Stone – nel presente del film – si può attribuire un’età minima di 30 anni.
Come è giusto che sia, lo stesso personaggio, nel flashback, viene rappresentato da una bambina di – ad occhio e croce – 6 o 7 anni.
E fin qui, tutto bene.
Quello che però fa compiere al film il primo passo sulla Stairway to Heaven of Shit è un piccolo particolare: se la bambina del flashback è diventata una donna di almeno 30 anni, per quale incredibile motivo, invece, Eric Roberts rimane Eric Roberts sia nel passato che nel presente, senza il MINIMO segno di invecchiamento?
Se in 20 e passa anni Eric Roberts non è invecchiato di un solo giorno, come può sperare, Stallone, di ucciderlo con una semplice bomba e senza l’ausilio di
A) Un paletto di frassino nel petto
B) Un proiettile d’argento
C) Una spada katana con cui staccargli di netto la testa per poi assorbire l’energia vitale liberata?
E soprattutto: chi è che passa le creme per il viso ad Eric Roberts, sua sorella Julia?

Andiamo oltre e passiamo a

LA CAZZOTTATA

In quella che potrei definire come una delle 5 scene più gratuite che abbia mai visto, Stallone sale su un autobus, si ritrova in mezzo ad un gruppo di mariuoli locali e li cazzotta tutti, buttandone uno fuori dal finestrino e concludendo la mattanza col solito one-liner che fa tanto anni ’80.
Ma…
- dato che quei teppisti non compariranno mai più per tutto il resto del film
- dato che nessuno dei passeggeri dell’autobus avrà alcun ruolo all’interno della vicenda
- dato che l’abilità fisica di Stallone non influirà minimamente su tutto il resto del film (incentrato sulla sua bravura con gli esplosivi) e che quindi non sarà più richiesta, fatto che rende quella dimostrazione di forza del tutto superflua
- dato che l’intero episodio non avrà né un riscontro, né una conseguenza
- dato che la scena arriva dopo una buona mezz’ora e che, quindi, il carattere umbratile del personaggio era già stato ampiamente descritto
- dato che per punire gli stronzi Stallone demolisce un autobus e quindi me sa che era meglio che se stava fermo
viene naturale chiedersi a cosa possa mai servire questa scena.

Fiocco di neve: the widowmaker

- Chi è il mio batuffolino? CHI È IL MIO BATUFFOLINO?? - Lasciami stare o ti scateno una guerra che non te la sogni neppure

- Chi è il mio batuffolino? CHI È IL MIO BATUFFOLINO??
- Lasciami stare o ti scateno una guerra che non te la sogni neppure

Dovete sapere, poi, che Stallone è uno specialista talmente specialista che nel suo rifugio segreto stracolmo di esplosivi pericolosissimi lui tiene anche un gatto in totale libertà (a questo punto, allora, perché non prendere un’assistente donna?) e a giudicare dai litri di sudore che gli bagnano la fronte quando prepara le bombe, il posto dev’essere immerso in un clima da inferno in Terra, quella che è proprio la condizione ideale quando si ha a che fare con materiali notoriamente insensibili alla temperatura come gli esplosivi.

La dinamite nelle mutande

Il film, poi, è intriso di un erotismo talmente erotico che guarda, solo a pensarci mi esce il sangue dal naso dall’eccitazione.
Prima Sharon Stone e Stallone passano il tempo a stuzzicarsi via telefono, con lui che risponde a monosillabi e lei che fa quella che CREDE di avere la voce da pantera talmente sensuale da poterti eccitare anche dicendo “Ikea” (ma Stallone – evidentemente fermo all’immaginario erotico da calendario della mignotta di turno – sembra comunque gradire, infatti passa mezzo film con l’auricolare), e poi – dopo tanto teasing – ecco che si incontrano e finalmente esplode la TROMBOSCENA.
La scena di sesso tra Sharon Stone e Stallone credo potrebbe essere messa sul vocabolario come definizione del termine “ridicolo”: in quella che sembra una versione softcore di ‘Olympia’ di Leni Riefenstahl con la colonna sonora di Fausto Papetti, vediamo i corpi dei due attori tendersi in una serie di pose plastiche che solo a pensarci ti vengono i crampi pure ai peli del petto. Più che una scena di sesso, sembra lo slideshow di un’esibizione di fitness; più che una trombata selvaggia, sembra che due manichini siano caduti uno addosso all’altro, e ti sembra quasi di sentire il rumore (“SCRA-CRONK”).

Siccome Sharon Stone, poi, rosica di essere invecchiata lasciando liberi i radicali liberi mentre Eric Roberts ha la capsula spazio-temporale che gli permette la giovinezza eterna, allora ecco che – ad un certo punto – vuole anche lei fare la cosa incredibile e quindi

"io suchia cazo mi piacce leca palle tu uomo forte fortisimo sfonda me culo oh sì dai"

“io suchia cazo mi piacce leca palle tu uomo forte fortisimo sfonda me culo oh sì dai”

Seguono SPOILER

1) Muore ma rimane in vita (lo scoppio che uccide Eric Roberts investe in pieno anche lei, che si trova a venti centimetri dalla bomba, ma lui muore e lei no).
2) Gabba tutti con uno stratagemma fuori dal mondo (fa credere di essere morta, e sapete come fa? “C’era una vecchia morta al pronto soccorso, le ho messo in tasca il mio portafogli“. EEEHH??? No, aspetta, fammi capire: metti il portafogli – quindi i documenti – in tasca ad una vecchia morta, uno ha trovato la carta di identità, ha visto il tuo nome, NON ha visto che una vecchia non è una trentenne bionda e QUINDI ha subito pensato che quella vecchia doveva essere la tipa che stava sui documenti. Non fa una piega!).

Fine SPOILER

A mettere la ciliegina sulla torta ci pensa Rod Steiger (che cerca in tutti i modi, per tutto il film, di fare quante più smorfie possibile per far vedere quanto lui sia bravo e quanto non c’entri nulla con i buffoni che lo circondano, come se uno che si tuffa nella merda potesse puzzare meno degli altri che stanno nella vasca) chiudendo il film con un bestemmione da applausi.

Non lasciatevi fuorviare dall’aria di “semplicemente brutto” data da quel po’ di patina, dai nomi degli attoroni e dalla realizzazione tecnica di livello professional-impiegatizio: ‘Lo specialista’ – credetemi – merita di far brillare la sua aura color marrone accanto ai capolavori di Andy Milligan e Al Adamson e a tutte quelle produzioni incredibili ed anonime che affollano i cestoni dei supermercati, gli scaffali abbandonati dei videonoleggi pluridecennali e le mensole di casa mia.

Diretto da Luis Llosa, con Sylvester Stallone, Sharon Stone, Rod Steiger e James Woods

Recensioni
Final Thoughts

Non solo reputo 'Lo specialista' un film di una bruttezza abbacinante, o "talmente brutto che è ad un passo dal sublime", ma lo ritengo anche pregno di pietre miliari dell'orrido che meritano di essere celebrate e scolpite nella memoria collettiva. È tempo che questo film non venga più ingiustamente sottovalutato e che qualcuno gli assegni il posto che merita nella Storia dei film che fanno cacare.

Overall Score 1.7 BUM!

comments powered by Disqus