Lady Terminator (Pembalasan Ratu Pantai Selatan)


LadyTerminatorUn’antropologa (Barbara Anne Constable, responsabile anche del make-up con il contributo di una certa “Tetty”, huhuhu) che indaga sulla leggenda della Regina dei Mari del Sud viene posseduta dallo spirito della stessa Regina, che la userà come strumento di vendetta nei confronti della nipote dell’uomo che anticamente le aveva tolto i poteri.

Questo pazzesco film indonesiano è – in tutto e per tutto – un plagio di Terminator applicato ad una leggenda locale.
Dopo un inizio che mostra il momento in cui la Regina viene neutralizzata, la pellicola ricalca passo passo tutte le sequenze più importanti del film di James Cameron, arrivando addirittura a ricostruire – in alcuni casi – le stesse, identiche inquadrature.
L’antropologa (molto bona, devo ammetterlo), diventata Lady Terminator, emerge dai flutti completamente nuda (ma solo in campo lungo e di schiena; nelle immagini più ravvicinate si vede benissimo che ha un paio di mutande addosso), si imbatte in due uomini, se li fa uno alla volta e li uccide con una tecnica che, in seguito, l’autopsia definirà come “strappo dei genitali”; a chi se lo stesse chiedendo, questa pratica omicida viene svolta con la donna in posizione dominante e non – ripeto, NON – prevede l’uso delle mani.
Una volta indossati i panni (naturalmente in pelle nera) dei due malcapitati, l’inarrestabile killer diventa una replica fedele del Terminator originale: ha lo sguardo fisso, l’incedere determinato, in soggettiva ha la super-vista (che viene rappresentata da un alone rosa invece che una schermata rossa con le scritte) e possiede due tette grandi – più o meno – quanto i pettorali di Schwarzenegger.

Tutta agghindata, ora, nessuno la ferma più. Si lancia alla ricerca dell’equivalente di Sarah Connor (che viene protetta dal clone di Kyle Reese) e così è libera di copiare tutte le scene che hanno reso celebre il suo prototipo.

La maledizione del vermone cazziforme

LadyTerminator01Hei ma…

LadyTerminator01-2YAMETEEEEEEEEEEEEEE!

La strage in discoteca?
C’è.
E quella nella stazione di polizia?
C’è.

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L’inseguimento in autostrada?
C’è.
Il bisturi nell’occhio davanti allo specchio?
C’è, e vi dirò di più: Lady Terminator si cava un occhio senza alcun motivo, così, tanto per.
Il botto finale con rogo dal quale risorge il Terminator scarnificato?
C’è.
Ah, e che diventa, uno scheletro d’acciaio?
Seeeee, e chi glieli dava i soldi per lo scheletro metallico?? Lady Terminator diventa una specie di zombi che spara raggi laser dagli occhi!
Ma davvero?
Eh, sì

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E senti questa: durante l’irruzione nella stazione di polizia, la Terminatora si imbatte in un anziano discendente di colui che aveva sconfitto la Regina. Il vecchio è dotato di poteri magici che riescono a respingere le pallottole della donna-killer, fino a quando, però, la tipa non gli spara una raffica di proiettili nelle palle, che scopriamo così essere l’unico punto vulnerabile dell’uomo, che si accascia a terra in un lago di sangue.

Lady Terminator è un cine-delirio divertentissimo e da non perdere, che oltretutto – stando a quanto dichiarato sul retro della videocassetta – “è la rivisitazione in chiave ultramoderna del mito indonesiano di Njai Borong, mitologica sirena castratrice e mantide che uccide durante l’amplesso per costruire una reggia con le vittime maschili, ridotte a materiale edilizio. Nel 1989 fu ritirato dalle sale asiatiche ad opera della rigidissima censura islamica, suscitando un enorme scandalo per le sue scene ‘fin troppo spinte e realistiche’”.

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Ultimo Tango a Giacarta

In effetti, se si considera il paese d’origine della pellicola, Lady Terminator per essere spinto è spinto, co sta scema che se ne va in giro nuda per un bel po’ di tempo e strappa i cazzi una tantum. Non manca neanche la citata componente splatter, che culmina in una scena in cui la killer spara molto a lungo e a distanza ravvicinata su un soldato steso a terra, che dopo essere diventato uno straccetto sanguinolento si becca pure un calcio.

Sangue, sesso, plagio, scoppi, tette, culi, attori incapaci, cazzatone mirabolanti. Che altro volete per rotolarvi a terra dalle risate?

Per concludere, due note: 1) Sarei curioso di sapere qual è il vero titolo originale: sono pronto a scommettere che, su internet, è stato scritto una sola volta e da allora chiunque è costretto a scriverlo fa copia/incolla, alimentando una catena di Sant’Antonio infinita di possibili errori.
2) Spassosissimo, nei titoli di testa, il modo errato in cui hanno abbreviato il termine inglese “assistant director” (aiuto regista), diventato “ass. director”, che suona più o meno come “regista del culo”.
Che in effetti…

Di H. Tjut Djalil, con Barbara Anne Constable, Christopher J. Hart, Claudia Angelique Rademaker

(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito, nel marzo 2004, e rivisto a dicembre 2013)

Recensioni
Final Thoughts

Film indonesiano che, proprio come succede in quell'altra nazione di scemi che comincia per "Ind", prende un blockbuster americano e ci fa i cazzi suoi, con risultati da pisciarsi addosso dal ride. Imperdibile per chiunque voglia scoprire come la Settima Arte possa fare cacare fortissimo a qualsiasi latitudine

Overall Score 1 Io strapa cazo

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