Halloween (1978)


HalloweenUn capolavoro che rappresenta il papà degli slasher movie, un film imperdibile per chiunque sia un minimo appassionato di horror e di buon cinema in generale, un film che ha dettato le regole di un intero sottogenere e che ha mostrato per primo situazioni e soluzioni narrative e visive che, dal 1978 (data di uscita di Halloween), vengono utilizzate ancora al giorno d’oggi.

Credo chiunque avrà presente i film in cui l’assassino viene bruciato, infilzato, crivellato dalle pallottole, impiccato, annegato, folgorato e nonostante tutto continua a rialzarsi come se niente fosse. Tutta colpa di Halloween. E avete presente i film in cui, verso la fine, i pochi superstiti della mattanza scoprono i cadaveri delle vittime che l’assassino si è lasciato dietro? Ancora, tutta colpa di Halloween. E sapete grazie a quale film il genere horror è da sempre stato terreno esclusivo di eroine anziché di eroi? Esatto, grazie ad Halloween. E quale film ha dato il via alla formula “donna + uomo + sesso = NO BUONO”? Halloween. E conoscete il titolo del film che ha portato al successo il finale “appeso” in cui l’ultima inquadratura lascia chiaramente intendere che l’assassino è ancora a piede libero? Pensa, è Halloween.

Tutto quello che adesso è visto soltanto come un insopportabile cliché è stato proposto per la prima volta – o, perlomeno, in maniera trionfale – in questa pietra miliare di John Carpenter, un film che (per i tempi della suspance calibrati al millesimo, per la verve visiva, per la compattezza e l’efficacia della sceneggiatura) può essere definito come “perfetto“.
Carpenter e il direttore della fotografia Dean Cundey fanno un uso magistrale del buio, utilizzato come strumento di tensione e nascondiglio in cui si rifugia l’assassino, che potrebbe essere in agguato in ogni angolo aiutato dalle ombre e dalla sua immobilità. Anche chi lo vede in lontananza non è sicuro di ciò che ha visto (non a caso, nella versione originale il killer è chiamato “The Shape”, la sagoma, ma no nel senso “che sagoma!”), ma quell’immagine sfuggente è sufficientemente inquietante da infondere paura. E proprio il maniaco è il vero punto forte del film: impassibile, reso imperscrutabile dalla maschera che porta sul volto e silenzioso come una tomba, il serial killer di Halloween non urla, non corre e non soffre, limitandosi ad incedere implacabile e determinato come un vero strumento di morte.

Halloween01

Senza ricorrere a virtuosismi sterili, la regia di Carpenter funziona a meraviglia come messa in scena di una sceneggiatura che non fa una piega, con momenti di tensione dosati alla perfezione e permeata da un continuo senso di minaccia.

Il tutto è sottolineato al meglio dalle straordinarie musiche del film, composte ed eseguite dallo stesso Carpenter con l’aiuto di Alan Howarth. L’indimenticabile e celebre tema principale del film è stato – per ammissione degli stessi autori – ispirato a quello altrettanto famoso di Profondo rosso.

Ora, è inutile nascondersi che nel rivedere (o anche vedere per la prima volta, a qualsiasi età) questo film a trentacinque anni dall’uscita nelle sale si potrebbe rimanere piuttosto freddi, per niente elettrizzati o, più in generale, piuttosto indifferenti, ma è altrettanto vero che vedere Halloween senza una corretta e sacrosanta contestualizzazione sarebbe uno scempio da veditori di film della domenica che, spero, non approdino in questi lidi neanche per sbaglio. Certo, rivisto oggi il film di Carpenter appare come uno slasher generico piuttosto lento, ma ignorare il suo valore storico equivarrebbe a deridere Das Cabinet des Dr. Caligarisssssssss (“CA-LI-GA-RI!”) per i toni enfatici della recitazione dettati dall’assenza di una traccia sonora. Per carità, padronissimi di ridere davanti ad entrambi i film, ma nel caso, comunque, quella è la porta.

Halloween04J.J. Abrams, mangiati il cuore!

Si potrebbe obiettare che molti altri vecchi film, anche horror, hanno risentito molto meno dell’effetto-invecchiamento: un titolo come L’esorcista, ad esempio, può ancora avere una presa eccezionale su persone di qualsiasi età. In questo senso, quello che credo distingua Halloween dagli altri film, però, è il fattore ripetizione che ha portato generazioni intere di spettatori ad una inevitabile (ed estrema) familiarità con tutto quello che compone la pellicola di Carpenter. Se il film di Friedkin, infatti, è rimasto un film per molti versi unico (sia per l’audacia che per l’approccio, che è molto distante da quello adottato dallo stuolo di suoi cloni, che hanno tutti – chi più, chi meno – puntato quasi esclusivamente sulla spettacolarità degli effetti della possessione demoniaca; detta in soldoni, il 99% dei figli de L’esorcista sono “Regan MacNeil che vomita per un’ora e mezza”), Halloween, invece, non solo è stato usato come blueprint per un numero di volte incalcolabile ma, molto spesso, è stato copiato alla lettera in ogni suo elemento, dal più piccolo al più grande.

Halloween03Instant drinking game: se avete almeno 35 anni, bevete un sorso di birra ogni volta che vi viene in mente un film uscito quando eravate ragazzini che aveva sulla locandina, a caratteri cubitali, la scritta E CON DONALD PLEAS-ok, siete già in coma etilico.

Pensateci: un assassino mascherato, un assassino silenzioso, un assassino immortale, un assassino implacabile, la cittadina residenziale americana, i viali alberati, i coltelloni, i giovinastri, i giovinastri che fottono e muoiono, le babysitter in pericolo, la polizia locale inerme, la minaccia nell’ombra, la minaccia figlia di un trauma infantile, “Torno subito!”, richieste di aiuto telefoniche scambiate per scherzi, le troiette e la santarellina, i maschiotti stupidotti, gli adulti assenti, televisori capaci di trasmettere solo vecchi cartoni animati, “Mark, sei tu?” (no), i bambini in pericolo, l’assassino in casa, “- Ma l’ho visto, era lì!!! – No, te lo sei immaginato”…
Ecco, quante volte avete visto tutto questo? E quante volte avete visto questa massa di roba tutta IN UN SOLO FILM? Prego, lasciate che vi aiuti.

Khan!!!Michael Myers. No, srsly!

È davvero, insomma, possibile e giusto ignorare tutte le volte che avete visto Halloween in maniera indiretta? Lasciate pure che decenni di slasher movie influiscano sulle vostre percezioni, annoiatevi in santa pace davanti al film di Carpenter, ma poi, a mente fredda, riconoscete il valore dell’originale e non dimenticate di dare a Cesare quel che è di Cesare.
In poche parole, Halloween è un film che verrà per sempre annoverato tra i capisaldi del genere horror (e non) e che riesce ad affascinare ad ogni visione a patto di non essere dei merdoni.

(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito, nell’ottobre 2007, e rivisto ad ottobre 2013)

Di John Carpenter, con Jamie Lee Curtis, Donald Pleasence, P.J. Soles e Nancy Loomis

Foto di Halloween da DVD Talk.

Recensioni
Final Thoughts

Un capolavoro che può essere scambiato per uno slasher generico solo dalle nuove generazioni di inetti. Senza il film di John Carpenter, non esisterebbero né Italia 1, né la vostra infanzia. Pensateci.

Overall Score 4.5 The Grandaddy

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