Grindhouse


GrindhouseIncredible Super Mega Astounding Unbelievable Muthafucking Introduction of Assholeism

(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito, nel maggio 2007, e rivisto ad ottobre 2013. La prima pubblicazione è avvenuta il giorno prima dell’esordio nelle sale italiane di A prova di morte e, all’epoca, non esisteva e non era pianificato alcun film con Machete. Ad oggi, la versione integrale di Grindhouse è inedita in Italia ma disponibile in Blu-Ray americano privo di codice regionale. Per la cronaca, il sottoscritto è riuscito a mantenere fede alla sua promessa e ha tenuto Zeus lontano dal culo)

Quando si tratta di farsi prendere per il culo dall’industria del cinema io sono sempre il primo della fila. Inventati una qualsiasi cazzata per spremere soldi e mi troverai sempre con la mano alzata a gridare “IO, IO!!!”.
Vuoi vendermi dieci volte lo stesso film? Va bene.
Vuoi avere i miei soldi solo perché hai cambiato la scatola del DVD? Va bene.
Vuoi vendermi i soliti film dentro a un capoccione di plastica? Va benissimo.
Vuoi che ricompri ancora quel vecchio film solo perché hai aggiunto mezzo fotogramma? Ok, ci sto.
Cioè, no, ovviamente non va bene, ma va comunque tutto bene fino a quando la situazione è riassumibile con “Voglio i tuoi soldi. Me li dai in cambio di questo?”. Tu proponi, io valuto, mi rendo conto che è una cazzata PERÒ la cazzata mi piace e quindi è tutto ok anche se non è ok.
In fondo è uno scambio equo: sì, certo, io ti do il soldo sonante e tu mi dai un capoccione del cazzo con dentro sempre gli stessi film che ti ho già pagato, oppure una pellicola che ho già visto diecimila volte con l’aggiunta insignificante di una scena che dura un minuto, ma l’importante è che io sono consapevole del tutto, accetto le condizioni, mi piace ciò che mi hai promesso, tu mi dai ESATTAMENTE quello che mi hai promesso, conosco le alternative e – soprattutto – esistono alternative (non comprare/rivolgersi al peer-to-peer/aspettare che il prezzo scenda…); di conseguenza, scelgo in tutta libertà cosa fare o non fare, anche se il “fare” significa farsi prendere per il culo da te.
Il tacito accordo appena riassunto, però, crolla di brutto nel momento in cui ti metti a fare lo stronzo. Crolla quando si cambiano le carte in tavola durante la trattativa. Crolla non appena ti trasformi da mariuolo che smercia videoregistratori coi mattoni dentro a scippatore in piena regola, che si attacca alla borsa e se non molli ti trascina sull’asfalto.

Gli scippatori in questione sono i fratelli Weinstein (Harvey e Bob) che, per il mercato extra-statunitense, hanno spezzato in due il film Grindhouse in maniera del tutto arbitraria.

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Lasciate che vi faccia un riassunto sui fratelli Weinstein, conosciuti per…
1) …aver chiesto indietro tre milioni di dollari a Martin Scorsese (che pare li abbia scuciti direttamente dalla sua saccoccia) per gli sforamenti di budget di Gangs of New York, manco fosse Uwe Boll.
2) …aver condotto delle campagne pubblicitarie pre-Oscar talmente aggressive da essere descritte come “roba da mafiosi”. Tali metodi sono stati così brutali ed invadenti da risultare efficaci: hanno garantito, infatti, che Shakespeare in Love vincesse l’Oscar come miglior film battendo incredibilmente Salvate il soldato Ryan (non iniziate a rompere i coglioni con duecentomila commenti su quanto fa schifo il film di Spielberg, non è questo il punto! In un contesto “alieno” come quello degli Oscar, Salvate il soldato Ryan avrebbe dovuto vincere ad occhi chiusi, e questo è quanto). In poco tempo, le teste di cavallo nei letti e i Rolex al polso dei membri dell’Academy (malcostume iniziato da “qualcuno”) sono diventati una consuetudine, al punto che la stessa AMPAS si è vista costretta a prendere posizione dicendo a tutti di darsi una regolata (fatto senza precedenti).
3) …aver spezzato in due (sì, i Weinstein sono recidivi) Kill Bill, una pellicola che è stata – fino a poco tempo prima della sua uscita nelle sale – concepita e realizzata dal suo stesso autore (Quentin Tarantino) come un unico film da vedere in un’unica soluzione. Kill Bill è stato diviso in due SOLAMENTE per ricavare più biglietti, non esiste altro motivo.

Diamogli corda e, di questo passo, i film usciranno divisi in quattro parti da mezz’ora l’una.

Ma torniamo al soggetto della recensione.

Grindhouse nasce come una sorta di “simulazione di esperienza” ad opera di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino.
I due registi hanno voluto omaggiare certo cinema (composto principalmente dai generi più estremi, come lo splatter, la blaxploitation, il women in prison, il sado-nazi, il giallo italiano anni ’70, i cannibal movie nostrani, ecc…) e i locali in cui veniva proiettato, le cosiddette “grindhouse”, decadenti sale cinematografiche di quart’ordine frequentate da cinemari, appassionati nerd e barboni alcolizzati.
Nelle grindhouse (attive fino alla prima metà degli anni ’80, ma ancora esiste qualche sopravvissuta) venivano spesso proiettati i “double feature”, ovvero due film al prezzo di uno. Molte delle pellicole che arrivavano in queste sale, poi, erano ridotte in condizioni pietose.
Rodriguez e Tarantino hanno voluto riportare alla luce questo mondo sommerso proprio con Grindhouse, un’unica opera (da vedere, quindi, in una sola seduta) composta da due film horror, Planet Terror e Death Proof.
Non solo è stato portato a termine un vero e proprio double feature, non solo sono stati rispettati il genere e i toni di quella cinematografia scomparsa, ma alle due pellicole sono anche stati aggiunti i graffi e i difetti di stampa tipici delle pizze usurate, nonché una serie di quattro falsi trailer che pubblicizzano altrettanti film inesistenti (Machete di Robert Rodriguez, Don’t di Edgar Wright, Thanksgiving di Eli Roth e Werewolf Women of the S.S. di Rob Zombie).

Se siete lettori affezionati di questo sito, capirete come Grindhouse non possa essere descritto in altro modo se non come il film più bello che sia mai stato creato nella storia di tutto.
Quasi troppo bello per essere vero.
E infatti…

Domani (venerdì primo giugno 2007) nelle sale di tutta Italia uscirà una cosa chiamata Grindhouse – A prova di morte.
È la metà di Grindhouse diretta da Quentin Tarantino, uscirà nei nostri cinema in versione alterata (con un montaggio ed una durata diversa dall’originale) e molto probabilmente priva di qualsiasi falso trailer.
Il film di Rodriguez, Planet Terror, non si sa neanche quando e SE uscirà nelle sale italiane.
In America, invece, Grindhouse è stato proiettato al cinema esattamente nella maniera in cui è stato concepito.

Visto che si trattava di un’operazione particolarissima tesa a ricreare l’atmosfera e il feeling di certo cinema, che senso può avere vederla divisa in due e rimaneggiata? Nessuno. In queste condizioni, Grindhouse non ha più alcun senso. Sarebbe come vedere Memento per la prima volta e trovarselo davanti rimontato in ordine cronologico. Una cosa priva del benché minimo senso.
E allora, per quale motivo questa meraviglia di idea è stata demolita e spezzata in due?

Mi dicono che è una strategia approntata per fronteggiare l’insuccesso di Grindhouse nelle sale statunitensi.
Non è vero un cazzo: la divisione del film in due parti era già stata pianificata PRIMA che il film uscisse al cinema negli USA. Il fallimento al boxoffice ha soltanto reso una certezza matematica quella che prima era soltanto un’ipotesi estremamente probabile.
Per giustificare un simile comportamento, i fratelli Weinstein (in realtà è sempre Harvey quello che parla, ma vabbè) dicono che l’insuccesso del film è colpa della durata eccessiva, pari a 191 minuti, cosa che dovrebbe parargli il culo in stile “Eh, dura tanto e non ci è andato nessuno, quindi se lo dividiamo in due siamo più che giustificati”.
Bene.
Allora andiamo su Boxoffice Mojo e valutiamo la validità di una simile affermazione, naturalmente facendo finta che la decisione della divisione sia stata presa DOPO l’insuccesso di Grindhouse e non PRIMA, come è realmente accaduto.
Dopo una rapida ricerca trovo la classifica dei più alti incassi della storia del cinema a livello mondiale (aggiornata al 28 maggio 2007); vediamo quali sono i titoli di maggior successo e, soprattutto, vediamo quanto durano, anche perché – se quello che hanno dichiarato i Weinstein è vero – dovrei trovare tutti film che non superano le due ore.
Leggete:

1) Titanic (194 minuti)
2) Il signore degli anelli – Il ritorno del re (201 minuti)
3) Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma (150 minuti)
4) Harry Potter e la pietra filosofale (152 minuti)
5) Il signore degli anelli – Le due torri (179 minuti)

Toh! Non solo i primi due incassi della storia del cinema durano diversi minuti IN PIÙ di Grindhouse, non solo detta coppia ha incassato complessivamente una cifra allucinante (circa tre miliardi di dollari), ma se si va a vedere per bene si scopre che tra i primi cinque non c’è UN SOLO FILM che duri meno di due ore e mezza.
Ma allora non è vero un cazzo! Allora la durata di un film non influisce MINIMAMENTE sugli incassi!
Voglio strafare. Vediamo la stessa classifica con gli incassi aggiornati all’inflazione odierna:

1) Via col vento (222 minuti)
2) Guerre stellari (121 minuti)
3) Tutti insieme appassionatamente (174 minuti)
4) E.T. l’extraterrestre (115 minuti)
5) I dieci comandamenti (220 minuti)

Ahahahahaha, qui ce ne sono due che durano addirittura quasi QUATTRO ORE!
Ok, ok, i Weinstein non sapevano più che dire, ma allora qual è motivo per cui Grindhouse non ha fatto una lira?
Provo a suggerirne uno: fare uscire un film pieno di mutilazioni, sangue, violenza, zinne e culi A PASQUA, beh, non mi sembra proprio un’idea brillante. Anzi, mi sembra proprio un’idea da stronzi, una di quelle che potrebbe venire soltanto ad un distributore italiano. Cioè, dai, a Pasqua al cinema ci vanno le famigliole; vanno a vedere le cose con gli animali parlanti e con la storia che finisce bene, e una bella fica con un fucile mitragliatore al posto di una gamba che si ritrova a combattere contro gli zombi non è una cosa che rientra nella suddetta categoria “per famiglie”, anzi, dagli esercenti viene vista soltanto come un qualcosa di fastidioso che ruba schermi ai cazzibuffi parlanti con gli occhi dolci ed enormi.

Provo a suggerirne un altro: un film tanto particolare come Grindhouse, espressamente dedicato e diretto ad un certo pubblico, dovrebbe essere gestito in maniera accorta e non generalista, come si potrebbe fare con un qualsiasi Pirati dei Caraibi. E allora, per quale incomprensibile motivo i Weinstein si sono rifiutati (nonostante le suppliche) di dare una copia di Grindhouse alle – appunto – grindhouse ancora attive sparse per gli Stati Uniti?

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In pratica, se Grindhouse non ha fatto un soldo è colpa degli stessi Weinstein e il prezzo lo paghi TU.
Loro sbagliano e tu paghi.
Anzi, non solo paghi con una formula suicida DUE BIGLIETTI PER UN FILM, che farebbe mettere le mani nei capelli ad un qualsiasi direttore di supermercato, ma – ed è questo il vero oltraggio – paghi un prezzo salato per un qualcosa che non è più quello che ti è stato offerto originariamente.

Buttiamo giù un riassunto in maniera elementare e schematica:
- Prima annunci al pubblico di appassionati che presto metterai in commercio due particolarissimi film al prezzo di uno.
- Dopo aver visto le prime immagini e saputo i dettagli dell’operazione, è evidente che il prodotto è destinato ad un pubblico ben specifico ed ha un senso compiuto soltanto in quella forma “2×1″.
- In America escono i due film particolarissimi e, in effetti, li paghi al prezzo di uno.
- Nonostante tu abbia fatto una cosa che piace soltanto al già citato pubblico di appassionati di nicchia (e questo era evidentissimo fin da subito), ti stupisci del fatto che quei due film vengono visti soltanto dal pubblico a cui erano destinati, che non è affatto numeroso.
- Nonostante ormai la frittata sia bella che fatta (dovevi pensarci prima), decidi che devi a tutti i costi recuperare i soldi che hai speso per quei due film e quindi stabilisci (in realtà l’avevi già deciso, ma per questa riga facciamo ancora finta di niente) che il resto del mondo avrà soltanto un film per volta, oltretutto DIVERSO da quello che avevi promesso e che il pubblico americano ha invece potuto vedere.

E allora sai che c’è? Che stavolta io col cazzo che vi do una lira, ma proprio col cazzo.
E che dio mi stupri se mi azzardo a comprare il DVD di un qualcosa che non sia il Grindhouse che si sono visti gli americani nel giorno del debutto.
Non vi do una lira, dovete morire.

Ripeto il nocciolo della questione: finché si tratta di “Voglio i tuoi soldi. Me li dai in cambio di questo?” mi sta benissimo.
Quando però si arriva a “Voglio i tuoi soldi. Tu – e solo tu – però paghi il doppio, e ti prendi soltanto la metà modificata di quello che gli altri hanno avuto per intero e inalterato alla metà del prezzo che ho stabilito per te” allora significa che vuoi soltanto fare una gara a chi è più stronzo.

E facciamola, ‘sta gara.

Fatto. Grindhouse me lo sono visto scaricato da internet.
L’ho visto e non ti ho dato un soldo. E ho visto quello vero.
Te l’ho detto: di soldi te ne ho sempre dati tanti, per un mare di cazzate, ma a tutto c’è un limite.
La rete è l’unico posto in cui, per i non-americani, è disponibile il vero Grindhouse.
Lettore attento della MMG, me lo fai un favore? Domani stattene a casa e il cinema fattelo nel salotto, tanto la tua ragazza non ti dirà che “Sei uno sfigato”, non andrà “Al cinema con Marco” e – visto che è una ragazza del mondo reale (e non di uno spot di merda) – sicuramente non capirà un cazzo di qualità di immagine e non noterà alcuna differenza con un vero DVD.
Stattene a casa, dai. Non gli dare una lira. Preferisci vedere Grindhouse gratis o pagare una manovra finanziaria che serve a far quadrare il bilancio negativo di un imprenditore?
Dai, stattene a casa, stavolta tieniti i pantaloni allacciati.
Lo so, vedere un film (soprattutto QUESTO film) in quelle condizioni è uno strazio, una cosa che grida vendetta. Ti verrà da piangere, ma ne vale la pena.

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Certo, principalmente mi rode il culo a morte perché mi hanno distrutto il film più bello del mondo, ma è – fondamentalmente – anche e soprattutto una questione di principio.

Quella che troverete di seguito, quindi, è la recensione di GRINDHOUSE, quello vero, tutto intero, come l’avevano concepito in origine. Non è la recensione di Grindhouse – A prova di morte, Death Proof o come cazzo volete chiamare uno squallido stratagemmetto da accattoni.

Planet Terror

In dieci minuti: Rose McGowan fa un balletto da zozzona, Sayid di Lost colleziona in un barattolo testicoli strappati a forza, Bruce Willis appare, un gas verde dà il via ad un virus mutante, il sangue vola a litri e a fare da sfondo c’è una grande colonna sonora carpenteriana.
Pensavo che una simile ammucchiata di ficate fosse soltanto l’ennesima (ma ottima, sia chiaro) partenza a razzo di un film promettente, ma mi sbagliavo: Planet Terror continua ad accumulare ficata su ficata a rotta di culo, senza sosta, ininterrottamente per tutta la sua durata.
Fulci, misoginia, Tom Savini squartato, bambini morti, teste che esplodono, cazzi squagliati, rulli di pellicola mancanti con conseguenti personaggi che sbucano dal nulla e così via senza respiro, fino alla fine.

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Planet Terror non è un film, è un proiettore collegato direttamente al cervello e all’immaginario di un lettore-tipo della Morelli’s Movie Guide.
La pellicola di Rodriguez è il modo in cui uno qualsiasi di quelli che scrivono su questo sito spenderebbe – se li avesse – 30 milioni di dollari (a parte Elvezio, che si limiterebbe a recensire tutte le banconote, una per una).
È come se Rodriguez ti dicesse “Lo so cosa vuoi, CE L’HO. Siediti e goditelo”. Beh, grazie mille.

Mutilazioni, uccisioni, armi e belle fiche a valanga, tutto buttato sullo schermo in maniera squisitamente gratuita e senza scuse. L’unico sforzo che ti viene chiesto è quello di tentare di immaginare in che modo verranno fatte saltare teste nella scena successiva. Per il resto, non devi fare altro che godere come un maiale.

Death Proof

Film da grindhouse? Tarantino li fa da una vita.
Guardate Pulp Fiction, Jackie Brown e i due Kill Bill: mancano soltanto i graffi sulla pellicola e i finti trailer, e infatti Death Proof si distingue dagli altri titoli citati solo per i graffi e per l’abbandono di ogni freno inibitore per quello che riguarda l’incoerenza dello script. Per il resto, questo è in tutto e per tutto un film di Quentin Tarantino (e quindi, a rigor di logica, adatto alle vecchie grindhouse), colmo di dialoghi (forse fin troppi), citazioni e autocitazioni mescolate fino a diventare una miscela unica.

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Meno godurioso e godereccio di Planet Terror, Death Proof saprà soddisfare però l’appassionato hardcore, quello che non vede l’ora di cogliere citazioni e riferimenti e che non manca mai di gradire un lungo dialogo a patto che sia ben scritto. Se un Rodriguez libero di fare ciò che vuole si diverte a far saltare in aria zombi e persone, Tarantino prova gusto a far parlare gente seduta a un tavolo e a mostrare piedi femminili, salvo poi dimostrarsi (e in parte confermarsi) anche un ottimo regista d’azione che riesce a dirigere come cristo comanda un inseguimento automobilistico (su questo punto lo aspettavano al varco in molti).

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Il film, inoltre, prova DEFINITIVAMENTE che la versione double feature di Grindhouse è l’unica da tenere in considerazione: preso a sé, Death Proof è un film senza senso. Già mi immagino tutti i merdoni inconsapevoli e superficiali che domani andranno al cinema – attirati dal nome del regista – e che rimarranno come statue di sale davanti ad una pellicola composta da quattro scene e senza un finale. Sì, proprio così: Death Proof è costituito da due lunghe scene di dialoghi alternate a due lunghe scene d’azione, un finale che non è un finale e stop. ma fa tutto parte di un gioco cinefilo che era possibile comprendere (almeno in parte) SOLO ED ESCLUSIVAMENTE se vissuto nella sua interezza.

Machete, Werewolf Women of the S.S., Thanksgiving, Don’t

Il trailer di Robert Rodriguez (Machete) è fantastico, quello di Eli Roth (Thanksgiving) è grandioso e quello di Edgar Wright (Don’t) è semplicemente strepitoso (oserei un “geniale”, ma ci devo pensare un po’), il migliore dei quattro.
L’unica delusione, ahimè, me l’ha data Rob Zombie: l’idea e lo spirito che animano il suo trailer (Werewolf Women of the S.S.) sono al di sopra di ogni sospetto, ma la realizzazione non è affatto in linea con il resto del film. Il suo spot è una scheggia non gradita di cinema contemporaneo che stona fortemente col contesto smaccatamente vecchio stile dell’intero progetto. Non è un “trailer d’epoca” girato da Rob Zombie, è solo un trailer di Rob Zombie diretto col suo stile di sempre, e se in altre occasioni questo sarebbe stato un pregio, beh, in questo caso finisce con l’essere un difetto. Peccato.

Grindhouse

Come idea e atmosfera di fondo, ‘Grindhouse’ è il film più bello che esista. Lo è. Non c’è storia.
Fosse per me, vedrei soltanto film così, con i graffi, i trailer e tutto il resto. Peccato per il sonoro che non è stato inciso in mono e per l’ordine in cui sono stati montati i film (Tarantino andava messo per primo, non ho dubbi); per il resto, Grindhouse è l’immagine che ho io del Nirvana. Un’idea del genere, realizzata in questo modo, non la puoi migliorare, è impossibile, sarebbe come voler rendere più scemo il concetto di “Ben Affleck”. Puoi soltanto migliorare i film che hai applicato all’idea, ma non l’idea stessa.
Ammetto di invidiare non poco tutti quelli che se lo sono potuto godere alla proiezione speciale (con un pubblico che “sapeva tutto”) al Grauman’s Chinese Theatre di Los Angeles; dev’essere stata l’esperienza definitiva, quella che dopo ti spari un colpo in testa perché da lì in poi sarà tutto più brutto.
Due ottime e spassosissime pellicole accomunate da un’idea di base grandiosa non possono che beccarsi il massimo dei voti, ma sappiate che queste cinque stelle le vedrete brillare solo col vero Grindhouse, quello che ha un senso, quello da tre ore e rotti di goduria incontrastata, quello che… “dura troppo”. Pfff…

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Di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino (con Edgar Wright, Eli Roth e Rob Zombie), con Rose McGowan, Bruce Willis, Kurt Russell, Zoe Bell, Vanessa Ferlito, Rosario Dawson, Sydney Tamiia Poitier, Tracie Thoms, Mary Elizabeth Winstead, Marley Shelton, Freddy Rodriguez, Josh Brolin, Michael Biehn, Tom Savini e Naveen Andrews

Recensioni
Final Thoughts

Il film più bello del mondo è stato rovinato da due ciccioni laidi ed è, in un certo senso, tuttora inedito in Italia. Rimediate subito buttando quei cessi di DVD separati (e ripuliti, e modificati rispetto all'originale) e buttatevi a cannone sul Blu-Ray americano privo di codice regionale.

Overall Score 5 OUFFFFF

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