Cobra contro Ninja (Cobra Vs. Ninja)


CobraControNinjaAdesso, dimmi tu se si può resistere ad una cosa del genere: entri nel supermercato che sta davanti al casello dell’autostrada Roma-L’Aquila uscita Carsoli, vai alla cassa, resisti (ma solo temporaneamente, perché cederai dopo pochi giorni) al richiamo suadente del seducentissimo Gillette Fusion Power, vedi un espositore pieno di DVD di merda e dentro ci trovi Cobra contro ninja.
C-O-B-R-A-C-O-N-T-R-O-N-I-N-J-A!
Giri la custodia e vedi una manciata di foto tratte dal film, in cui due soggetti sono vestiti con i costumi da ninja che compravi in cartolibreria quando avevi cinque anni, o come quelli che ti faceva tua madre con quella stoffa che pizzicava, con i gambali che dovevi mettere sopra le scarpe da Boris Karloff. Che poi quelli delle foto sembrano i ninja delle squadre di calcio, uno giallorosso e l’altro neroblu; sembra il ninja della Roma contro il ninja dell’Inter.
Poi guardi l’etichetta col prezzo e leggi “1 euro”.
Ecco, seriamente, come si fa a non comprarlo? Non è una domanda retorica, chiedo sul serio. Come si può lasciarlo lì? Cobra contro ninja. Un euro. Dai.
Poi, però, a casa scopri che Cobra contro ninja (uno dei diecimila film del genere prodotti da quel fregnacciaro di Godfrey Ho) è una di quelle pellicole in grado di ipnotizzarti – in senso negativo – fino a farti regredire alla fase anale.

Massimetto fa il ninjà, dice che lotta e invece sta a cacà

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Ma si può?

Inizia il film e tutto sembra bellissimo: i due ninja della copertina (che nel film vengono sempre chiamati “ninjà”, con l’accento sulla “a”) entrano in scena immediatamente e subito iniziano a roteare nell’aere come due minchioni. A vederli in movimento sono ancora più brutti che nelle foto: il ninja della Roma ha la casacca piena di quelle righe che vengono sulle camicie quando le stiri, le pieghi e poi le lasci nell’armadio per un sacco di tempo, mentre l’altro è vestito con quello che potrebbe essere l’abito funebre di Gary Glitter.
La cosa meravigliosa è che entrambi hanno una fascia sulla fronte con scritto “NINJA”, in caso dovessero dimenticarselo.
Dopo questo breve combattimento, purtroppo, esplode il delirio: il film – nel giro di pochissimi minuti – perde completamente senso e si infogna in un intricatissimo intreccio giallo-spionistico su uno sfondo di ricatti, rapimenti e scommesse clandestine.

No, sul serio, ditemi se si può.

No, sul serio, ditemi se si può.

Mi rendo conto che, detto così, potrebbe sembrare il solito film con la trama incasinata, ma la realtà è ben altra: in pratica, Cobra contro ninja è un film incomprensibile, tenuto insieme da scene del tutto sconnesse e privo di ogni logica, come se fosse composto da una serie di spezzoni presi da 20 film diversi (cosa che, tuttosommato, è assai probabile).
Tu, all’inizio, guardi beato i due “ninjà” che si pigliano a calci.
Poi appare un gruppo di guerriglieri filippini da action-movie, quelli che negli anni ’80 sono diventati miliardari, che stanno in tutti i film con Chuck Norris e che sono sempre gli stessi da trent’anni, probabilmente tenuti sotto naftalina in un hangar della Cambogia.
Dopo i guerriglieri salta fuori un tizio (pettinato come il Little Tony dei tempi d’oro) che va a trovare la madre e la sorella.
Poi, di punto in bianco, l’azione si sposta su un boss della malavita detto “Ringo” che traffica con le scommesse clandestine, e così via, per tutto il film, mentre tu, già dal minuto 7, sei completamente perso e passerai il resto della pellicola a chiederti “ma che cazzo”.

La confezione tecnica, poi, è ben al di sotto di ogni soglia minima di dignità e decoro: il montaggio sembra fatto con una forbice trinciapollo, alcune inquadrature sono fuori fuoco (a regà, e dai, ma per dio…), alcuni personaggi sono ripresi di spalle mentre parlano, i costumi sono incredibili (nel vero senso della parola), gli uomini non sono minimamente truccati (e quindi ogni primo piano diventa un ributtante trionfo di punti neri e pelle grassa) e le scenografie sono di uno squallore al di là di ogni limite (il pezzo forte è rappresentato da una porta ricoperta di carta da pacchi tenuta su da qualche pezzo di scotch).

- "Dottò, s'è sfasciata la porta, che famo?" - "Boh, fate un po' come cazzo ve pare"

– “Dottò, s’è sfasciata la porta, che famo?”
- “Boh, fate un po’ come cazzo ve pare”

Vi giuro che ho pensato a lungo ad un modo per dare un giudizio e prendere per il culo Cobra contro ninja nella sua interezza, ma mi sono reso conto che scrivere qualcosa di coerente (oltre a quello che ho già tentato di fare) su un tale ammasso di pellicola senza senso è impossibile. Non mi rimane quindi che segnalare gli “highlights” con cui farsi quattro risate:

Il playboy da spiaggia

Un coglionazzo con una calotta di asfalto al posto dei capelli viene sorpreso da Ringo mentre pomicia beatamente sulla spiaggia privata del boss, che queste sconcerie non le tollera e quindi manda i suoi scagnozzi a rompere il culo al giovinastro. L’inquadratura che vede i tre sgherri fronteggiare il ragazzo è fenomenale: oltre ai tre brutti ceffi sulla spiaggia e al pomicione sul bagnasciuga, infatti, è presente un tizio, immerso nell’acqua, che con la scena NON C’ENTRA NIENTE e che se ne sta lì beato, col cappellino da pescatore, a fare il bagno AD UN METRO dal tipo che dev’essere pestato, con lo sguardo rivolto proprio verso di lui.

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007 Schifoll

L’atmosfera è serissima: ad un tavolo sono riuniti due militari gonfi di medaglie e un altro paio di loschi figuri. Con tono grave, uno dei due decorati afferra una valigia rossa e passa la parola all’altro militare, interpellato per illustrare il tecnologicissimo contenuto di quel sinistro bagaglio.
Con la faccia di quello che la sa lunga (l’espressione è da “cioè, non so se rendo!”), l’uomo svela a tutti una temibilissima arma miniaturizzata, la “MINI-BOMBA RX-A!” (uuuuuuh!).
Bene.
Sapete come è rappresentata la Mini-bomba RX-A? Con un orologio da polso senza cinturino.

Una prova che quando scrivo certe cose non mi invento un cazzo.

Una prova che quando scrivo certe cose non mi invento un cazzo.

Ooops!

In quella che è un evergreen da film di merda, ovvero la classica inquadratura ETERNA che si svolge senza stacchi in tempo reale solo per fare metraggio, vediamo un tizio che parla via radio e lo seguiamo per tutta la conversazione. Una volta terminata la chiamata, l’attore va ad abbassare l’antenna telescopica e – come un coglione – ne spezza il primo segmento, e nonostante sia CHIARISSIMO che si tratta di un errore, di un gesto involontario, la scena l’hanno tenuta perché l’incidente avviene proprio alla fine di un’inquadratura lunghissima che, in caso di ripetizione, sarebbe costata un centinaio di Km di pellicola…

A COIONEEEEEE!

A COIONEEEEEE!

La cosa migliore del film? Scoprirlo in quel supermercato, con quel titolo, con quelle foto sul retro della fascetta e con quel prezzo. Una sensazione impagabile.

(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito, nell’aprile 2007, e rivisto ad ottobre 2013) 

Diretto da Joseph Lai e Godfrey Ho, con Richard Harrison e Stuart Smith

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Final Thoughts

Una robaccia incomprensibile di spionaggi tra filippini inframezzata da combattimenti di ninja da carnevale, realizzata da un notorio campione di cacate come Godfrey Ho.

Overall Score 0.5 UATTÀ!

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