Canicola (Hundstage)


CanicolaOh, dunque, per la prima volta ero seriamente intenzionato a scrivere una recensione di due parole, un bestemmione clamoroso composto da un termine di tre lettere preceduto dall’aggettivo “porcacciarone” e seguito dal punto, e stop.
Tanto era lo sbigottimento furioso al termine della visione di Canicola che l’unico commento che sono riuscito a formulare nella mente era proprio quell’epiteto che, da solo, riesce ancora a colpire nel segno e a quantificare adeguatamente il calibro dell’ira che agita l’anima dell’insultatore di entità astratte.
Quel bestemmione, dunque, sarebbe stato di una sincerità assoluta, vero al 100%, sentito fin nel midollo e pronunciato con la stessa urgenza con cui chiameresti un’ambulanza in seguito ad un aneurisma esplosivo.
Nonostante la determinazione ad agire nel modo appena descritto, però, ho pensato che il bestemmione sarebbe stato percepito dal lettore soltanto come uno “stunt”, come un truccheto facile facile per fare colpo e occupare spazio col minimo sforzo, cosa che non dovrebbe mai accadere in un sito pregno di argomentazioni e buon gusto come questo, in cui si approfondisce oculatamente e si scremano le ovvietà.

Insomma, mi sento obbligato ad articolare la questione Canicola per spiegare per quale motivo questo sia uno dei film più brutti e inutili, in assoluto, che abbia mai visto (non è il tipo di affermazione che faccio con leggerezza, credetemi), una pellicola che – se non erro – mi era anche stata caldamente consigliata dall’amico Cesare, che ora è andato ad alleggerire di qualche K la memoria della sim del cellulare.
L’orrore del tutto, poi, sconfina nell’oltraggio nel momento in cui leggo sulla fascetta del DVD che Canicola ha vinto il “Gran Premio della giuria 58° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica” (di Venezia; non c’è scritto ma lo si deve intuire dai leoni alati che circondano tale scritta) e che è un film in cui “La maestria registica è grande. I mostri quotidiani ci somigliano” (L’espresso) e che “Grandiosa la fotografia, bravissimi gli interpreti… Una vera e propria lezione di cinema, che non si ferma davanti a reticenze e pudori… Un film che mostra tutto… senza mentire mai” (35mm), citazioni alle quali sarei felice di aggiungere “Come un 747 lanciato a tutta velocità verso i vostri coglioni. Canicola è l’11 settembre delle vostre palle” (Morelli’s Movie Guide; ma mi sa che non la mettono).

Ma n’era meio ‘na cosa da ride?

Come avevo già scritto altrove, quella dello sbertucciamento becero del “film d’essai” è una pratica che trovo insopportabile, o al massimo ammissibile solo in rarissimi casi, ma riconosco che di fronte ad un simile Nulla cosmico ammantato di artistume da quattro soldi l’unica azione possibile sarebbe quella di costituire l’Armata Ambra Jovinelli e far piovere gatti morti sullo schermo.
Più che un film, questo, sembra una presa per il culo. Una collezione di tic e luoghi comuni di tutto quel cinema che ha fatto dell’impopolarità una bandiera e che sceglie di barricarsi nel circuito dei festival e dei “Quattro Fontane” come fossero gli Alamo dell’Arte, in realtà unici contesti in cui il confronto con un pubblico non terminerebbe matematicamente a scorregge; un cinema masturbatorio che non vuole essere capito e che non ha il minimo sentore che in realtà a nessuno frega un cazzo di capire.

Canicola02Morte

Canicola è un film italiano messo in scena con sensibilità e gusto tedeschi.
Prima che qualcuno me lo faccia notare sarà meglio specificare che sono perfettamente al corrente della matrice austriaca del film; spero mi perdonerete se ho appena tirato (e tirerò) in ballo i tedeschi, ma delineare i tratti della cinematografia austriaca sarebbe come cercare di tracciare le linee guida e dare un’identità al cinema della Repubblica di San Marino.
Con voluta e volgarissima approssimazione, quindi, ripeto: prendete un film italiano, uno qualsiasi, in cui la tematica portante è “la gente esiste e fa le cose” e gli avvenimenti sono straordinari quanto quelli descritti da una chiacchierata al telefono con un amico che vedi ogni giorno e che hai salutato da appena mezz’ora. Ora prendete quel film italiano e chiudetelo in un acquario composto dal più estremo squallore teutonico (concetto valutato in Derrick*, l’unità di misura della tristezza atomica).

Canicola03Vecchi che rompono li coioni

Sì, mescolare tematiche da cinema italiano al look germanico è un’operazione che si avvicina moltissimo al vomitare sul vomito, allo svuotare il vuoto o al pisciare nel piscio, ma non è finita: per ottenere Canicola, a questo abominio aggiungete una lettura frettolosa al volume Dogma for Dummies e finalmente otterrete il film di Ulrich Seidl in tutta la sua “maestria registica”, come dice qualcuno che lavora a L’espresso.
Perché sì, Canicola non è altro che un campionario di noiose e risapute miserie umane buttate alla rinfusa sullo schermo, prive di traiettoria e significato e messe in scena con una sciatteria che non si fa mai poetica, chiave di lettura o cifra stilistica, ma che rimane sempre e soltanto sconcertante povertà visiva.
Non bastano quelle due o tre inquadrature traboccanti simmetrie alla Kubrick per far credere che lo squallore sia creato ad arte, che sia una scelta espressiva che possa supportare al meglio una storia (che non c’è), come invece accadeva nei migliori prodotti del Dogma di Von Trier; quello che si dispiega in Canicola è soltanto un campionario di attori senza trucco dall’aspetto ripugnante chiamati ad interpretare personaggi insopportabili che blaterano nullità (che dovrebbero suscitare riflessioni di non so quale tipo) all’infinito senza il conforto – per il pubblico – dell’ellissi, e interni ed esterni quasi del tutto privi di “set-dressing” illuminati da luce ambiente, un effetto che potrebbe ottenere un qualsiasi cazzone buono più per YouTube che per il cinema.

Canicola04Riporti

Quelle di Canicola sono assenza di messa in scena, assenza di sceneggiatura, assenza di contenuto e totale inconcludenza mostrate con la pretesa che il niente sia qualcosa, come se un gruppetto di personaggini intollerabilmente “strani” bastassero a giustificare il tutto, come se la semplice registrazione su pellicola di una scialba improvvisazione senza meta fatta da attori allo stato brado potesse essere chiamata “pianificazione”, “cifra stilistica” o “regia”.

Canicola05Umanoidi

Canicola è un film che non comunica tristezza ma fa tristezza, anti-cinema intriso fino all’ultimo fotogramma di artismo d’accatto, lezioncine un tanto al chilo (il tristo uomo qualunque che, facendo pestare la sciroccata, si tramuta in belva, dovrebbe far pentire lo spettatore di ciò che ha desiderato? Peccato, io speravo che la ammazzassero), senza un veicolo che possa portare il pubblico alla partecipazione, privo del benché minimo senso e capace di far percepire la durata di ogni minuto come se fossero trascorse 60 ore; una pellicola che cerca in ogni modo di attirare l’attenzione ma che finisce con l’essere un imbarazzante e interminabile greatest hits di miserabile eurotrash cinematografico, anche grazie ad una breve scena hardcore buttata lì tanto per far trasalire qualche coglione che ancora ci casca (le schegge di porno nel cinema “comune” erano, sono e saranno sempre una delle mode e delle astuzie più patetiche che la settima arte abbia dovuto subire, qualcuno avverta Seidl).

Canicola06Quando la gioia di vive ti rompe il culo

*- Meine Wohnung ist völlig leer.
- Mein Gott, dass Derrick!

(N.B.: questo testo è stato originariamente pubblicato nella vecchia versione del sito, nel settembre 2008, e rivisto a novembre 2013)

Di Ulrich Seidl, con Maria Hofstätter, Alfred Mrva e Erich Finsches

Recensioni
Final Thoughts

Come se filmare una festa autentica potesse automaticamente far divertire chi guarda, allo stesso modo Canicola tenta di comunicare qualcosa mostrando un abisso di squallore, noia e mortificazione senza alcuna pianificazione o intento apparenti, riuscendo quindi ad annoiare e mortificare per tutti i motivi più sbagliati.

Overall Score 2

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